Il PUG di Bisceglie – Storia di una pianificazione (volutamente) incompiuta

Articolo pubblicato su “Bisceglie in Diretta” del Maggio 2013

La campagna elettorale è l’occasione per fare un bilancio su quanto è stato fatto in materia di pianificazione e gestione del territorio; in realtà sarebbe più appropriato parlare di quanto non è stato fatto. Era il lontano 3 gennaio 2006 quando veniva approvato il Documento Programmatico Preliminare (DPP) funzionale alla successiva stesura del Piano Urbanistico Generale (PUG) e che contiene gli obiettivi ed i criteri progettuale dello stesso PUG. Il Documento Programmatico offre spunti interessanti su quello che sono (o dovrebbero essere) gli orientamenti del PUG e dunque dei futuri indirizzi nella gestione del territorio del Comune di Bisceglie. Il DPP abbozza un’analisi di tipo qualitativo su questioni che oggi appaiono più che mai urgenti e rappresentano il punto di sella tra una vecchia concezione della pianificazione urbanistica di cui è permeato il vigente Piano Regolatore Generale (PRG) ed una nuova disciplina del territorio che si ispira a canoni di sostenibilità economica, ambientale e sociale. A questo proposito le criticità individuate dal DPP possono essere riassunte nei seguenti punti:

Un eccesso di offerta di edilizia residenziale finalizzata all’acquisto di case di proprietà (non destinate al mercato di locazione), a scapito dell’edilizia destinata all’affitto per uso abitativo e di una più generale infrastrutturazione urbana;

Una sovrapproduzione di edilizia residenziale e stagionale che ha assunto caratteri patologici, sostenuta da interessi meramente speculativi e finanziari, a scapito della riqualificazione e riorganizzazione urbanistica del patrimonio edilizio esistente.

Un sovradimensionamento delle aree destinate ad attrezzature industriali e commerciali, a scapito di una previsione dell’organizzazione portuale e del relativo indotto.

Alla luce di quanto esposto, appare quanto meno curioso che dopo quasi otto anni dall’approvazione del DPP non sia ancora concluso l’iter di approvazione del PUG.

Nel corso del tempo sono stati prodotti diversi documenti ad integrazione del DPP. La traboccante mole di dati elaborata in seno all’integrazione allo stesso Documento di Programmazione, cosi come richiesto da alcune osservazioni esaminate in sede di stesura del PUG, costituisce la base conoscitiva per la definizione della Valutazione Ambientale Strategica (VAS). La VAS dovrebbe offrire gli strumenti per misurare l’impatto che l’adozione del Piano potrebbe indurre in termini ambientali; La VAS sembra recepire i riferimenti alle criticità definite nel DPP; infatti al punto 6 del paragrafo “Lo spazio urbano” dello stesso documento si afferma testualmente che “l’attuale disciplina urbanistica [il Piano Regolatore Generale, n.d.r.],[…] per sua natura non consente di orientare i suoi i processi progettuali nella direzione della tutela dei valori storici e identitari, né tanto meno verso la qualità urbana diffusa e della sostenibilità; gli esiti, nella città costruita, sono costituiti da sostituzione edilizie e ristrutturazioni urbanistiche che stanno progressivamente cancellando i vecchi e degradati insediamenti extramoenia, incrementando ulteriormente la densità edilizia e quindi il carico urbanistico nella città consolidata, aggravando quindi il deficit di spazi aperti e di attrezzature”.

A questo punto è lecito domandarsi sull’opportunità di continuare a rilasciare permessi a costruire in conformità a prescrizioni previsti da un documento di pianificazione urbanistica ampiamente riconosciuto come obsoleto. Vogliamo ricordare che il DPP prima e la VAS dopo sono stati approvati rispettivamente dalla Giunta Napoletano e dalla Giunta Spina. Parrebbe, dunque, che esista una visione condivisa da parte della nostra passata e presente classe dirigente sulla necessità di arrestare il depauperamento del patrimonio edilizio extramoenia, puntando sul recupero dell’esistente; eppure sono diversi i casi di immobili di pregio che hanno rischiato e rischiano di finire sotto le ruspe per far posto ad immobili di edilizia residenziale.

L’attacco al tessuto storico extramoenia non solo continua incessantemente, ma pare abbia subito una forte accelerazione negli ultimi tempi. È quanto meno singolare che in un periodo di forte flessione del mercato immobiliare, talune note imprese locali mostrino una certa disinvoltura nell’investire ingenti risorse nella costruzione di edifici in pieno centro. Per non parlare della prevista espansione della zona ASI, in congiungimento a quella di Molfetta, che comporterà la costruzione di diversi ettari di strade e capannoni industriali, mentre quelli esistenti rimangono tristemente vuoti a causa di una crisi che morde da anni; tutto ciò naturalmente a discapito del suolo agricolo e del paesaggio della “pietra a secco”, tratto tipico di quella zona, uniche vere ricchezze del nostro territorio. Evidentemente, complice il Piano Casa emanato durante il Governo Berlusconi e la totale ignavia del Comune, si riesce a speculare proficuamente a danno di quei residui brandelli di città e di campagna periurbana sopravvissuti alla tumultuosa espansione edilizia degli 70′ e 80′.

Viene spontaneo chiedersi se l’allora Sindaco Spina e la sua Giunta conoscessero i documenti redatti durante l’iter per l’adozione del PUG. Eppure sono documenti che i tecnici e gli assessori competenti hanno approvato durante il loro mandato.

Consultando la pagina istituzionale del Comune è possibile scaricare tutta una serie di carte tematiche che costituiscono il materiale integrativo al già menzionato DPP; in particolare interessanti sono i documenti denominati rispettivamente “Patrimonio Culturale” e “Patrimonio Storico Urbano”. In entrambi i documenti, che portano ben in vista il nome dell’ex Assessore Antonio Di Lollo Capurso e l’ex Sindaco Francesco Spina, viene presentato una sorta di censimento cartografico del patrimonio edilizio storico extramoenia e la segnalazione di ville, palazzi, casali ed elementi del paesaggio urbano e rurale tipici del territorio biscegliese. Fa una certa impressione notare che proprio su questi due documenti appaiono classificati come d’interesse storico immobili che sono già finiti sotto le ruspe durante l’amministrazione Spina; parliamo per esempio del frantoio ipogeo di via Isonzo, classificato addirittura come opera d’industria agraria sotto il cappello delle Opere d’ingegneria e archeologia industriale (demolito per conto della ditta So.Co.Bi. srl); del frantoio di via Volta, anch’esso classificato come opera d’industria agraria (salvato in extremis grazie ad un vincolo ministeriale, il cui abbattimento era stato pianificato dalla ditta Ar.Co. srl); del Palazzotto in stile Neoclassico sito in via Camera del Capitolo 14, ormai prossimo all’abbattimento, per conto della ditta Edil Rossi srl, e che compare inserito tra le maglie dell’edificato extramoenia. Altra piccola curiosità: nel documento “Patrimonio Culturale” viene segnalata, sotto la denominazione “Patrimonio storico diffuso”, la Villa Monsignore sita su Carrara Monsignore, finita sotto le ruspe durante la Giunta Napoletano per un intervento eseguito dall’Impresa Edile Dott. Damiano Belgiovine & Co. S.a.s. ed indicata ancora come bene d’interesse su un documento redatto dopo il 2005, anno dell’abbattimento della stessa villa.

Dunque, delle due l’una: la Giunta uscente o non conosceva i contenuti degli atti che essa stessa ha approvato oppure ha continuato deliberatamente a disattendere quanto è stato sottoscritto negli stessi documenti d’indirizzo e programmazione al PUG.

Sia ben chiaro, tutto parrebbe essere stato compiuto secondo la legge. Gli abbattimenti e le edificazioni abnormi sono il frutto del Piano Regolatore Generale e del recente Piano Casa; fin tanto che non verrà approvata una nuova disciplina urbanistica, interventi disastrosi e del tutto irrazionali come quello perpetrati in via Camera del Capitolo potranno essere compiuti rispettando la legge. Il nostro giudizio è piuttosto di tipo sostanziale. Non riteniamo opportuno continuare a rilasciare permessi a costruire fino a che un nuovo strumento di pianificazione moderno e realmente partecipato non venga approvato. Sosteniamo per tanto una moratoria immediata sui nuovi permessi a costruire e l’annullamento dei permessi che riguardano interventi di abbattimento e ricostruzione sulle maglie oggi occupata dall’edilizia storica extramoenia. In quest’ultimo caso la legge consente margini di manovra piuttosto precisi. Secondo quanto disposto dalla V sez. del Consiglio di Stato nella sentenza del 13 marzo 2000, n. 1311 l’annullamento di una concessione edilizia disposto dall’autorità comunale nell’esercizio del potere di autotutela è legittimo in presenza di uno specifico pubblico interesse tale da giustificare il sacrificio imposto al privato, in relazione alla sua posizione giuridica creatasi in seguito alla permesso a costruire rilasciata dalla stessa autorità. Se la tutela di immobili di pregio storico-artistico e architettonico rappresenta uno specifico interesse pubblico (cosi come sembrerebbe emergere dalle disposizioni del documenti preliminari al PUG) allora legittimo appare l’annullamento dei permessi più controversi rilasciati. È lo stesso Documento di Programmazione a dircelo, testualmente: “[…] Per detti beni va previsto il recupero e valorizzazione, anche a fini turistici con essi compatibili. In particolare per detti beni va evitata la possibilità di eseguire interventi di ristrutturazione comprendenti la demolizione e la ricostruzione, privilegiando la pratica del restauro”.

In sintesi riteniamo che la chiave di volta per un equilibrato e sostenibile sviluppo urbanistico di Bisceglie non possa prescindere da queste tre azioni congiunte:

  • Moratoria sui futuri permessi a costruire in attesa di approvazione del PUG;
  • Annullamento dei permessi a costruire i cui effetti possono perpetuarsi sul patrimonio storico extramoenia, in attesa di approvazione del PUG;
  • Adozione ed approvazione del PUG opportunamente corretto degli aspetti incongruenti e lacunosi ravvisati a più riprese (non ultimo le stime di crescita demografica non supportate da alcun fondamento scientifico e segnalate dall’Ing. Logoluso su un articolo apparso su “Il Biscegliese” del Luglio 2012)

Invitiamo, pertanto, i prossimi amministratori a rivedere profondamente le politiche di gestione territoriale con atti coraggiosi e coerenti, in totale rottura con quanto fatto fino ad ora.

Davide Di Tullio

 

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