Sindaco Spina: tra un passato ingombrante ed un futuro da “nemico del cemento”

Articolo pubblicato su Bisceglietv il 18 Giugno 2013

Ancora una volta i biscegliesi hanno premiato Francesco Spina affidandogli l’amministrazione della città. Facendo due conti e auspicando la stabilità della neo nascente giunta, il nostro illustre primo cittadino potrà vantarsi di aver amministrato la città per almeno dodici anni. Una “sporca” dozzina durante la quale è accaduto di tutto ed ancora molto può accadere. Mettendo da parte gli intrighi di palazzo che hanno caratterizzato la vita istituzionale degli ultimi scampoli di amministrazione, vorremmo concentrare la nostra attenzione su quello che a molti di noi desta più interesse.

Si sa, la retorica è vecchia almeno quanto la politica ed in quest’ultima tornata elettorale i due candidati sindaci hanno sfoderato una creatività senza eguali, che neanche la fervida immaginazione dello scrittore Philip Dick sarebbe stato in grado di eguagliare.

Tra i tanti slogan e frasi ad effetto che abbiamo avuto il dispiacere di ascoltare, una in particolare ci ha lasciati sgomenti. In uno degli ultimi comizi il neo sindaco Spina dichiarava, rivolgendosi al suo avversario che “[...] ci sono loro, c’è la Bisceglie delle speculazioni edilizie, delle calunnie, degli interessi personali, delle fotografie nei seggi, della compravendita di voti con le pizze e le cozze, della cementificazione, dei grattacieli al posto dei ciottoli delle spiagge e dell’inceneritore”.

Tale affermazione gonfierebbe i nostri petti di gioia se non fosse che, purtroppo, l’ultimo ricordo che abbiamo dell’amministrazione Spina è quella di un Sindaco che non pare abbia brillato per la sua indefessa ostilità verso quello che genericamente può essere definito come “speculazione edilizia” o “cementificazione”.

Ci spiace dover rovinare la festa a tutti i sostenitori di Spina; tuttavia passata la sbornia delle celebrazioni, dovremo fare i conti con un eredità pesante in termini di tutela e valorizzazione del nostro territorio. Ancora una volta non vorremmo assurgere al ruolo di novelli grilli parlanti, ma porre al centro questioni che, sia al popolo dei sostenitori convinti sia a quello del “meno peggio”, riteniamo doveroso ricordare. Lungi da voler scovare responsabilità vere o presunte nella mala gestione della cosa pubblica da parte degli ex-compagni di merende, vorremmo elencare una serie di pietre miliari che hanno contraddistinto il settennato passato dell’amministrazione Spina in materia di tutela del verde e del paesaggio a Bisceglie.

Potature da paura

Sarebbe ingrato ritenere che prima di Spina, la cura de verde a Bisceglie fosse compiuta mantenendo standard europei. Ancora indelebile è il ricordo delle decine di pini caduti vittima di un ignobile intervento di riqualificazione dello storico Palazzuolo, avvenuta durante l’era Napoletano. Tuttavia, altrettanto disonesto sarebbe ritenere che, con l’insediamento della nuova amministrazione, si sia assistito ad una rinascita “arborea” della città.

Il primo grande intervento di gestione “creativa” del verde risale al lontano luglio 2006. La giunta Spina, appena insediata, deliberò il taglio di circa 70 alberelli della specie Ligustrum, localizzati nel parcheggio alle spalle del Trullo Verde; il tutto per fini “culturali”, si disse: ospitare eventi musicali.

Un altro importante intervento di “pulitura” venne eseguito per cancellare uno dei rari progetti di rinverdimento della città moderna, nel tratto di Corso Umberto prospiciente alla piazza del pesce. L’accesa protesa dei commercianti ed una non ben definitiva ostilità nei confronti di un intervento eseguito durante l’amministrazione Napoletano, convinse ancora una volta il Sindaco Spina che per il bene della città fosse necessario “deforestare” quel budello asfittico e grigio che è oggi Corso Umberto.

Un intervento di taglio scellerato condotto nel 2009 in via Giuliani e via Cala dell’Arciprete ha comportato l’abbattimento di un centinaio di pini adulti; l’obiettivo era la presunta necessità di tutela dell’incolumità e per l’insistenza di alcuni privati che lamentavano danni alle proprie riserve idriche interrate (!!!)

Un‘ altro assurdo intervento di taglio è stato eseguito in via Lamaveta il 2 dicembre 2011; l’intervento era motivato ancora da una generica necessità di incolumità per i pedoni, a causa di un manto sicuramente non eccellente ma non tale da destare preoccupazioni, vista l’ampiezza del marciapiede in quel tratto di strada. Questa “operazione incolumità” ci è costata sette pini adulti in buona salute.

Ma è nell’ultimo triennio che l’attenzione al verde pubblico sembra essersi manifestato in tutto la sua sconclusionata e dilettantistica gestione. Come molte città del bacino mediterraneo, anche Bisceglie ha dovuto affrontare la piaga del Punteruolo Rosso, il famelico coleottero proveniente dalla Cina che sta devastando la popolazione delle palme.

Già nel 2009 compiono i primi appelli sulla stampa locale relativi alle corrette pratiche da adottare in fase di potatura delle palme, paventando il rischio di attacco del pericoloso parassita.

Malgrado un decreto sulla Lotta Obbligatoria emanato dal Ministro delle politiche agricole e forestali il 7 Febbraio 2011 e nonostante i primi inquietanti segnali avutisi con la morte delle palme disposte all’imbocco della 16 bis, presso la Stazione, in via Sacerdote Di Leo, nella piazzetta che ospita il monumento di Mazzini e in via Carrara Reddito, il Comune decide di intervenire solo nell’ottobre 2012, ben 10 mesi dopo le prime avvisaglie.

È inutile dire che il risultato è stato una moria incontrollata di palme, (tra cui alcuni splendidi esemplari secolari dislocati in piazza Vittorio Emanuele II° ed in Piazza Stazione, altri più giovani lungo via sant’Andrea), malgrado trattamenti fitosanitari costati alla comunità ben 400 mila euro, ed inspiegabilmente interrotti.

Uno degli ultimi atti di questa battaglia contro il verde urbano ha condotto infine al taglio di una quindicina di pini storici in via della Libertà, compromettendo per sempre l’estetica di una delle strade più famose di Bisceglie.

A voler fare un bilancio, parliamo di almeno 200 alberi sani tagliati, senza che alcuno studio o istruttoria sancisse la reale necessità degli interventi eseguiti ed una spesa complessivo di 600 mila euro (cifra del tutto sottostimata). Per renderne l’idea, e come se fosse stato raso al suolo un boschetto dall’ampiezza di un campo da calcio.

Piano Urbanistico si Piano Urbanistico no

È dal 2006, anno della pubblicazione del Documento di Programmazione Preliminare, che la città attende un nuovo Piano Urbanistica Generale (PUG). Sono passati 7 anni, cioè esattamente il periodo in cui il sindaco Spina ha amministrato Bisceglie, senza che nulla sia accaduto. Sono stati prodotti un’ingente quantità di documenti, con l’obiettivo di fornire indirizzi precisi per l’approvazione definitiva del PUG, ma il Piano è sembrato non essere nella priorità del Comune.

Sette anni di un vuoto colmato dal vecchio Piano Regolatore, che ha portato a conseguenze gravissime per la città. Un Piano Regolatore che prevedere ancora una città da 70 mila abitanti, dove è ancora concesso abbattere immobili di pregio per dare spazio alla nuova edilizia.

Emblematico il caso del frantoio ipogeo di via Isonzo, demolito per far posto ad un palazzo di sette piani, edificato dalla ditta So.Co.Bi srl, malgrado un’ordinanza del Comune ne tutelasse l’integrità. Il frantoio è segnalato come “bene d’archeologia industriale” nella mappa tematica denominata “Patrimonio Culturale” in cui compare il nome dell’allora Assessore Antonio Di Lollo Capurso e del Sindaco Francesco Spina. Lo stesso Assessore che entrerà in forte polemica con l’associazione Bisceglie Vecchia Extramonenia, minacciando querela poiché colpevole, a suo dire, di aver dichiarato il falso denunciando l’episodio; BVE dimostrerà, carte alla mano, l’esistenza di un frantoio ipogeo e, dunque, l’assoluta illegittimità dell’intervento di demolizione (come peraltro confermato nei fatti dalla carta tematica, in cui compare il nome dello stesso ex Assessore). In tutto ciò il Sindaco Spina è sembrato assente, più che protagonista della vita amministrativa della città, solo un illustre e passivo spettatore.

Altro tentativo di “sostituzione edilizia” col botto, ha visto protagonista il casale di Via Volta con annesso frantoio ipogeo, immobile salvato in extremis da un vincolo ministeriale, la cui procedura di emanazione è stata possibile anche grazie all’intervento di BVE, procedura rispetto alla quale il Comune si è ben guardata dal dare il proprio supporto.

Di cosa parliamo quando diciamo “cementificare”?

Il Sindaco Spina non deve conoscere bene il termine “cementificare”, altrimenti non si spiegano gli atti a favore della Zona ASI, finalizzata all’ampliamento della zona industriale, e l’accordo con Società Autostrade S.p.A. per la costruzione di un nuovo casello autostradale. A guardar bene, entrambi gli interventi rappresentano un inaudito sperpero di denaro pubblico, oltre che di prezioso suolo agricolo.

L’ampliamento della Zona ASI, fagociterà diversi ettari di suolo fertile in zona Lama di Macina, con tutti gli annessi e connessi (alberi di ulivo, frutteti, muretti a secco, ecc.). Il progetto ha il sostegno di della Regione Puglia che, con ben quattro milioni di euro, intende finanziare la costruzione di un’autentica cattedrale nel deserto (anzi un’intera zona industriale nel deserto!) per dare spazio a capannoni artigianali e vederli rimanere miseramente vuoti (sorte che sta già toccando alla nostra attuale zona industriale e a quella ben più ampia della vicina Molfetta, al cui confine dovrebbe sorgere la nuova ASI in salsa biscegliese). Una delle motivazioni del Sindaco a giustificazione di questo importante investimento è una fantomatica autonomia produttiva rispetto alla “rivale” Molfetta (sic!), seguendo l’adagio “intanto costruiamo, poi vediamo”. E io pago!, come direbbe il buon Totò.

La costruzione di un nuovo Casello Autostradale lungo via Ruvo prevede l’impermeabilizzazione di una vasta porzione di terreno fertile e l’espianto di migliaia di alberi di ulivo e da frutto (di ciliegie in particolare, proprio le stesse di cui ci forgiamo del marchio DOP!) e l’abbattimento dei tipici muretti a secco. L’area interessata arriverà a lambire quella circostante al Dolmen della Chianca, cancellando per sempre l’area culturale preistorica denominata Stradella, sede di antichi megaliti preistorici. L’intervento verrebbe a costare al Comune cinque milioni di euro e, secondo gli accordi sottoscritti dal sindaco Spina con la Società Autostrade S.p.A., l’eventuale perdita di bilancio dello stesso casello dovrà essere ripianata dal Comune (davvero un ottimo affare!), ipotesi probabile visto che i più blasonati caselli di Molfetta e Trani sono già in perdita. Opera dalla dubbissima utilità, è stata motivata dal proponete (il primo cittadino) paventando un presunto vantaggio al turismo della città (!!!). Potrà mai apparire realistico che file di auto si accalchino al Casello “Bisceglie” per percorrere l’insicura e malconcia via Ruvo per raggiungere il centro?

È altrettanto legittimo chiedersi se il sig. Sindaco abbia mai utilizzato un navigatore satellitare! Perché mai si dovrebbe percorrere una strada a pedaggio quando un’arteria di competenza Anas a quattro corsie serve già la nostra città con ben quattro comode uscite?

Proviamo anche qui a tirare le somme: un totale di diciannove milioni di euro di soldi pubblici spesi (quattro per l’ASI, quindici per il casello, di cui cinque finanziati direttamente dal Comune), decine di ettari di terreno fertile impermeabilizzato per sempre, migliaia di alberi di ulivo e da frutto espiantati, centinaia di metri di muretti a secco demoliti, un patrimonio storico ed archeologico compromesso irreparabilmente.

Chiunque, con un po’ di raziocinio, avrebbe difficoltà a scorgere nelle intenzioni ed azioni passate del Sindaco Spina una volontà tesa a contrastare quello che amiamo definire (haimè!) partito del cemento. Eppure nel famoso comizio di fine campagna il nostro primo cittadino sembra essersi apertamente dichiarato sensibile al tema che BVE, insieme a numerosi cittadini, ha posto al centro dell’attenzione della vita politica ed amministrativa di Bisceglie. Improvvisa illuminazione o semplice calcolo elettorale? Non amiamo fasciarci la testa prima che si rompa (in realtà molti danni sono stati già fatti, ma sorvoliamo). Tuttavia la credibilità di un personaggio istituzionale si fonda su quello che racconta la sua storia politica. Nulla lascia sperare per il meglio e l’elezione di alcuni consiglieri legati a certe note imprese di costruzioni locali, potrebbe far pendere la bilancia verso scelte che allontano l’amministrazione della città dai proclami della lotta alla cementificazione. Vorremmo poterci sbagliare. Vorremmo poter dire di aver preso un grosso abbaglio. Vorremmo che il nostro Sindaco, che si è dichiarato il Sindaco di tutti, renda questa politica davvero partecipata, ponendo il cittadino realmente attore delle scelte del Comune. Vorremmo anche un Sindaco che onestamente ammettesse di aver avvallato in passata scelte del tutto sbagliate ma che è pronto a redimersi. Siamo pronti a sostenere qualsiasi scelta vada verso la tutela del nostro territorio. Siamo pronti a sostenere lei, sig. Sindaco, se dimostrerà onestà intellettuale.

Davide Di Tullio

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