Archivio di ottobre 2013

La rendita nuoce gravemente alla salute

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Quartiere dormitorio ad Honk Kong (Fonte Repubblica.it)

Articolo pubblicato il 15 ottobre 2013 su geonews.it

La nostra vera casa è la società. Per molti di noi, cittadini, questo si può tradurre con il termine città. La città è “l’ambiente” in cui oggi ci troviamo a vivere; con i suoi pregi e i suoi difetti, con le sue lusinghe e i suoi fuochi fatui, con la sua bellezza e la sua bruttezza.Ciò che ferisce di più è proprio il  brutto aspetto di molte parti delle nostre città; citando Giuseppe Campos Venuti:

«A guardar meglio, è brutto il fatto che la città non eserciti oggi in Italia il ruolo per cui è nata millenni fa: un luogo in cui gli uomini potessero raccogliersi per soddisfare le proprie necessità, creando assistenza reciproca, servizi comuni, necessari per una società allora piccola, che poi si è trasformata diventando sempre più grande.»

Anche se le responsabilità del degrado in cui viviamo, sono molteplici e di difficile comprensione, le dinamiche, politiche, urbanistiche ed economiche ad esse collegate scandiscono la nostra vita da sempre.

C’è, in particolar modo, un filo conduttore che connette i diversi aspetti urbanistici delle nostre città; un nome che raccoglie e restituisce gran parte della bruttezza urbana italiana: la rendita.

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Non tutti proletari ma tutti proprietari

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Il ministro Fiorentino Sullo (fonte Wikipedia)

Articolo del 28 ottobre 2013 apparso su “geonews.it”

Nel precedente articolo abbiamo parlato di rendita urbana, cos’è e come influenza la forma e la dimensione delle nostre città (e delle campagne) Oggi è nostro interesse continuare il discorso iniziato parlando una riforma incompiuta, o meglio mai andata in discussione, che avrebbe cambiato di molto il regime dei nostri suoli e conseguentemente i prezzi delle nostre case. Ai più il nome di Fiorentino Sullo potrebbe risultare ignoto, ma agli inizi degli anni ’60, questo signore, si era fatto portatore di una riforma che avrebbe potuto rivoluzionare il mercato immobiliare degli affitti e delle vendite. Ma andiamo per ordine.

Fiorentino Sullo, avellinese, militante DC, tra i più giovani membri dell’assemblea costituente, fu nominato ministro dei Lavori Pubblici del Governo Fanfani nel 1962, e da subito iniziò ad aprire una discussione su una possibile riforma urbanistica. Ad elaborare la nuova legge radunò le maggiori personalità in materia come gli urbanisti Giovanni Astengo, Luigi Piccinato e Giuseppe Samonà, il sociologo Achille Ardigò, il geografo Francesco Compagna e illustri giuristi e dipendenti del vecchio Ministero dei Lavori Pubblici.

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Salvare il nostro patrimonio andando in bicicletta

Riflessioni sull’importanza di una mobilità sostenibile a Bisceglie – Articolo pubblicato su Bisceglie in Diretta di settembre 2013

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Foto di Massimo Brescia

 

Un giorno, durante un civile confronto di idee con un conoscente, costui espresse l’opinione che il palazzotto neoclassico di via Camera del Capitolo andasse abbattuto, non solo perché ritenuto semplicemente una costruzione di poco valore, ma soprattutto perché, a suo dire, l’intervento avrebbe consentito di allargare la strada prospiciente e consentire cosi di fluidificare il traffico. Al di là della fondatezza di questa considerazione, l’idea che la demolizione di un vecchio immobile possa consentire la riorganizzazione del tracciato viario è questione non secondaria; questo genere d’interventi, infatti, sono spesso accompagnati alla “riqualificazione” di strade esistenti (allargamenti, sistemazione del manto, ecc.) che giustificano la necessità della demolizione di porzioni di città esistente e la ricomposizione in chiave “moderna” delle cubature scomparse. Ne è un chiaro esempio l’intervento eseguito recentemente all’incrocio tra Di Vittorio e Via Cavour, nei pressi dell’ospedale. Alcuni pregevoli edifici del XIX secolo sono stati sacrificati per far spazio a nuovi appartamenti. In quell’occasione la “pescara” localizzata in corrispondenza dello stesso incrocio è diventata un elegante spartitraffico ed è comparsa una bella rotonda fiorita.

Quanto accaduto può diventare spunto di riflessione: è la speculazione edilizia  che crea la necessità di una mobilità a misura di veicolo o è semplicemente il bisogno indotto di una mobilità motorizzata che spinge amministratori e cittadini a snaturare il tessuto urbano, ignorando l’organicità e la congruità del disegno della città cosi come ereditato dal passato?  È probabile che entrambe gli interrogativi abbiano una risposta affermativa.

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Genova -1%: La decrescita del cemento

cemento a genova_2Articolo tratto dal sito Informazione Sostenibile

Abbattere l’1% di edifici brutti e indecenti della città di Genova. L’idea, provocatoria quanto rivoluzionaria (loro la definiscono “visionaria”), l’hanno avuta cinque studi di architettura genovesi (Gosplan, Baukuh, Obr, Sp10studio e Una2), decisi a proporre l’abbattimento di una parte di costruzioni del capoluogo ligure nefaste per l’occhio e per lo spirito. E oltretutto inutili, visto l’alta percentuale di appartamenti disabitati, come confermano oltre trent’anni di emorragia demografica, genovese e non solo.

Genova è la capitale dell’orribile cementizio. Sono proprio i riflettori della ribalta mediatica, accesi in questi giorni terribili di devastazione, ad aver rivelato agli occhi del Paese le incredibili scempiaggini create nella Superba negli ultimi sessant’anni di storia. Ci si stupisce per i palazzi costruiti a Quezzi, Marassi, Sestri Ponente, per la copertura quasi totale dei torrenti Fereggiano, Bisagno e Chiaravagna, per l’asfissiante elevazione di torri abitative accavallate in ogni dove come mangrovie nelle anguste strettoie di una città letteralmente soffocata dal calcestruzzo e dal mattone. E ci si chiede il perché della, citando il cardinal Bagnasco, “strage di innocenti” che ha colpito la popolazione ligure. Peccato che quanto sia accaduto a Genova lo scorso 4 novembre non sia giunto per una punizione divina ma a causa delle mani un po’ più maldestre dell’uomo.

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