Il duo Spina – Ruggieri e la lotta la Punteruolo Rosso: una debacle annunciata.

Palma storica in piazza Castello attaccata dal punteruolo rosso. Foto di Pasquale di Pilato

Palma storica in piazza Castello attaccata dal punteruolo rosso.
Foto di Pasquale di Pilato

Articolo pubblicato sul numero di ottobre 2013 di “Bisceglie in Diretta”

Il giorno in cui il Sindaco Spina, al suo terzo mandato, annunciò che l’assessore alla cura del verde pubblico e alla manutenzione sarebbe stato il sig. Paolo Ruggieri, compresi che le nostre palme avrebbero avuto i giorni contati. Non si tratta di una becera provocazione, ma di una semplice valutazione dei fatti e dell’elaborazione delle relative conclusioni. Con nessuna competenza nell’ambito della gestione del verde pubblico, l’Assessore Ruggieri è forse quanto di meno idoneo ci sia in circolazione a ricoprire un ruolo così delicato. Se non si intende dar credito a queste parole, almeno limitiamoci all’analisi dei fatti. Quello a cui stiamo assistendo in questi mesi è uno dei più grossi disastri ambientali che la città di Bisceglie abbia mai subito e certamente uno degli esempi più fulgidi di cattiva amministrazione. Spina ci aveva già abituati a nomine di assessori quanto meno discutibili. Una delle più eclatanti è stata quella del sig. Leonardo Di Liddo, noto costruttore, che assunse la responsabilità dell’Assessorato all’Ambiente durante la passata amministrazione. Anche il Sig. Di Liddo, come il suo successore, oltre a rappresentare un macroscopico esempio di conflitto d’interessi, ha mostrato assoluta imperizia nella gestione delle questioni ambientali, avallando spesso scelte di gestione del verde che hanno portato al taglio di molti alberi sani e alla moria di numerosi esemplari di palmeEvidentemente la nuova politica promessa dal Sindaco non prevede la rinuncia alla vecchia prassi di saldare i debiti elettorali attribuendo, seppur legittimamente, cariche istituzionali di rilievo a soggetti non idonei, anche se questo significa mettere in pericolo l’equilibrio ecologico della nostra città. Tra tutti i grossi problemi che Bisceglie stenta a risolvere, la moria di palme è certamente tra quelli che questa amministrazione pare ostinatamente intenzionata a non voler affrontare. Il problema è dibattuto da mesi ed il Comune ne è a conoscenza almeno dal 2009. Eppure non passa giorno che gli organi di stampa locali non pubblichino notizie di segnalazione da parte dei cittadini di palme moribonde su tutto il territorio cittadino. Perché Spina e l’Assessore Ruggeri non intervengono?

Qualche nozione sul Punteruolo Rosso

Il Punteruolo Rosso (Rhynchophorus ferrugineus) è un coleottero asiatico, micidiale parassita di molte specie di palme. Giunto in Europa attraverso la Spagna (dove fu segnalato per la prima volta nel 1994) si è diffuso rapidamente in Francia per poi giungere in Italia, dove è stato individuato per la prima volta nel 2004 in un vivaio di Pistoia. Da allora in poi la sua escalation è stata inarrestabile. Il parassita ha prima attecchito in Sicilia, poi via via nel resto d’Italia. Questo coleottero colpisce diverse specie di palme ornamentali diffuse nel Mediterraneo tra cui laPhoenix canariensisdi cui ricordiamo la fine ingloriosa di diversi esemplari monumentali in Piazza Vittorio Emanuele II, Piazza Castello, Piazza Margherita e di esemplari più giovani su via Sant’Andrea.

Molto si conosce di questo insetto, tuttavia la letteratura scientifica sembra non essere in grado di dare una risposta univoca in merito all’esistenza di una soluzione in grado di debellare definitivamente il problema. Là dove si è cercato di affrontarne seriamente l’attacco, l’approccio più efficace è stato di tipo integrato. Esistono infatti diverse tecniche, che vanno dall’impiego di fitofarmaci, al trattamento meccanico con rimozione del parassita ed invasatura di una nuova pianta sul tronco della palma deceduta, alla messa a punto di trappole, fino all’impiego di virus che colpiscono direttamente il coleottero (tecnica sperimentata con successo in Spagna).

In Medio Oriente, per esempio, si sono ottenuti ottimi risultati tramite l’adozione di tecniche combinate che agiscono a vari livelli:

  • monitoraggio della popolazione;

  • ricorso alle trappole entomologiche;

  • esame delle palme ai fini di una diagnosi precoce;

  • misure di profilassi che consistono nell’eliminazione dei possibili siti di riproduzione nella bonifica dei possibili focolai d’infestazione (es. giardini e palmizi abbandonati);

  • mantenimento delle piante in buono stato fitosanitario;

  • ricorso ai trattamenti chimici, meccanici o biologici preventivi e curativi;

  • ricorso a regolamenti che impongono misure fitosanitarie, educazione e divulgazione.

Denominatore comune di qualsiasi intervento contro il punteruolo rosso è una corretta prevenzioneun intervento tempestivo ed un trattamento efficace e costante nel tempo.

Il danno e la beffa dell’intervento del Comune contro il Punteruolo Rosso

Nell’ottobre del 2012, a tre anni di distanza dalle prime segnalazioni, il Comune decide finalmente d’intervenire sugli esemplari di palma dislocati lungo via Sant’Andrea. Come ammisero gli stessi tecnici che si occuparono dell’intervento, la tecnica endoterapica adottata sarebbe stata efficace solo sulle piante attaccate da larve e non da esemplari adulti. Non è dato sapere se una diagnosi specifica sia stata fatta per valutare di che tipo di attacco si trattasse; sta di fatto che oggi, a giudicare dai recenti rilievi fatti da alcun cittadini, quelle stessi esemplari sembrano destinati a morte certa.

Dopo una prima somministrazione, i trattamenti fitosanitari, pare non abbiamo sortito alcun effetto. L’agrotecnico Andrea Riccetti, (che sta sperimentandoun tecnica innovativa sulle palme di Scalea (Cosenza)) visionando le piante trattate, ha paventato il rischio che l’intervento non fosse stato compiuto a regola d’arte.

Sorge spontanea la domanda: chi ha valutato la correttezza dell’intervento? L’assessorato competente che ieri ed oggi avrebbe dovuto occuparsi del problema, ha preso coscienza dello uso scriteriato di risorse finanziarie, data l’inefficacia del trattamento?

Al danno (l’infestazione non è stata affatto debellata) si è aggiunta la beffa. I costi di smaltimento degli alberi morti sono molto più alti di quelli di una corretta operazione di prevenzione e cura delle palme, come confermato dallo stesso Riccetti. Una delibera ministeriale stabilisce, infatti, un preciso protocollo per la gestione delle alberature decedute. Il costo di smaltimento si stima, pertanto, in circa 1500 euro per esemplare. Considerando che fino ad ora si contano circa 70 palme decedute, parliamo di una spesa complessiva di almeno 110 mila euro, solo per lo smaltimentoA chi conviene, dunque, far deperire le palme?

Qualsiasi sia la tecnica adottata per il recupero o la rigenerazione delle alberature, è palese che il taglio delle nostre palme rappresenti dunque una doppia sconfitta, sia per il paesaggio urbano che per le tasche dei cittadini. Si aggiunga che, là dove si è provveduto a sostituire l’esemplare morto con uno nuovo, è stato commesso l’ennesimo errore di valutazione. L’esemplare monumentale di Phoenix canariensis, per esempio, deceduto in Piazza Vittorio Emanuele II, è stato rimpiazzato con uno di un’altra specie, più resistente, ma non immune al temibile parassita, come ha recentemente avuto modo di confermare l’agronomo Francesco Papagni.

Casi virtuosi di lotta al punteruolo rosso: l’esempio di Israele

Esistono diversi esempi virtuosi di lotta al punteruolo. Tra tutti, uno dei più interessanti arriva da Israele. In questa regione del Medio Oriente sono circa dieci anni che si sta affrontando il problema e sembra che l’infestazione sia oramai sotto controllo. Nella parte settentrionale del paese, la diffusione del coleottero tra la popolazione di palme da dattero e di quelle ornamentali minacciava l’economia ed il paesaggio. L’intervento tempestivo delle autorità è riuscito a scongiurare il peggio. Dopo un periodo di quarantena, le piante infestate sono state sottoposte ad attenti trattamenti chimici, allertando la popolazione per prevenire eventuali contaminazioni legate all’uso massiccio dei fitofarmaci. Successivamente, si è intervenuti con trappole “a feromoni”, per catturare e tenere sotto controllo gli esemplari maschi del temibile coleottero. “Tutti sono coinvolti in un duro lavoro che include una serie di aspetti imprescindibili per la lotta al punteruolo: un buon sistema di monitoraggio e di cattura massale; il libero accesso a tutte le palme infestate; la collaborazione con il pubblico; la registrazione di alcuniprodotti chimici che consentono di intervenire efficacemente anche nei luoghi pubblici. Quando gli esperti individuano una strada, infatti, la chiudono al traffico per 24 ore per poter iniettare tali prodotti nelle piante. Con questo sistema normalmente si riesce a salvare l’albero.” Afferma Dan Gerling, professore del dipartimento di Zoologia dell’Università di Tel Aviv.

I peccati capitali della lotta a punteruolo “in salsa biscegliese”

Per riassumere, proviamo ad individuare quali madornali errori sono stati commessi nella gestione dell’emergenza punteruolo a Bisceglie:

  1. Assenza di un monitoraggio sulla diffusione del parassita. Non è stato ancora messo a punto un monitoraggio su tutto il territorio comunale. I primi interventi sono stati eseguiti dopo le segnalazioni dei cittadini, quando ormai era palese che la pianta avesse subito l’attacco del coleottero. Si aggiunga che non è stato mai elaborato un censimento delle palme.

  2. Mancanza di una diagnostica precoce. Nessun intervento è stato compiuto per diagnosticare precocemente l’eventuale attacco da parte del punteruolo. Gli interventi sono stati eseguiti solo dopo che la pianta ha mostrato segni evidenti di stress.

  3. Mancanza di misure di profilassi. Non è stato messo a punto nessun intervento di profilassi, finalizzato ad individuare il focolaio di diffusione ed isolarlo, in modo da ridurre la minimo il rischio di contagio. Tutto ciò malgrado il Comune fosse a conoscenza del problema già dal 2009.

  4. Assenza di trattamenti chimici, meccanici o biologici preventivi e curativi. I pochi interventi eseguiti sulle piante malate sono stati condotti male e in maniera discontinua. A fine 2012 il Comune decide di non rinnovare la convenzione con le tre ditte che si occupavano dei trattamenti fitosanitari, decisione che ha dato il colpo di grazia alla lotta al punteruolo rosso.

  5. Mancanza di informazione. Malgrado il decreto sulla Lotta Obbligatoria emanato dal Ministro delle politiche agricole e forestali il 7 Febbraio 2011 definisse dei criteri specifici in merito, il Comune non ha elaborato nessun regolamento sulle misure fitosanitarie da adottare da parte dei privati cittadini, che hanno l’obbligo di segnalare qualsiasi caso sospetto riguardanti esemplari di palme piantati nei propri terreni. Il Comune, inoltre, si è mostrato assolutamente latitante nel mettere in piedi una campagna informativa adeguata, attraverso i canali di comunicazione disponibili (radio, internet, stampa locale, comunicazione istituzionale, ecc.)

Alla luce di quanto si è visto, abbiamo tutti gli elementi per poter giudicare l’operato di Spina e degli assessorati competenti in merito alla gestione dell’emergenza punteruolo. Non vogliamo sminuire il problema, che resta certamente grave; tuttavia è chiaro che tutta l’operazione di contrasto è stata condotta con l’entusiasmo di un’armata Brancaleone. Un leader carismatico che si circonda di soldati di ventura, non è degno di amministrare una città con problemi gravi come quelli che stiamo vivendo. Il sentimento di indignazione e sconforto che scaturisce dall’assistere impotenti alla morte di un patrimonio arboreo unico, sembra non scalfire l’inossidabile immagine di un Sindaco che rimane inspiegabilmente muto, come già accaduto in episodi altrettanto gravi in passato. Un silenzio che non si comprende e che qualcuno vorrebbe malignamente collegare agli appalti, affidati con trattativa privata, per lo smaltimento e la piantumazione delle palme.

Di qualunque cosa si tratti, consiglio personalmente al Sindaco di lasciar perdere. I cittadini potrebbero occuparsi da soli del problema (come nel caso delle palme curate a spese dei titolari del Bar Meeting, ora in ottima salute), magari emulando gli Iatmul, una popolazione indigena della Papua Nuova Guinea che si dice essere ghiotta proprio delle larve del Rhynchophorus ferrugineus; chissà che unendo l’utile al dilettevole non si riesca a salvare le nostre palme.

Davide Di Tullio

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