Il punteruolo rosso ed i conti che non tornano

Articolo pubblicato sul numero di Febbraio 2014 di “Bisceglie in Diretta”

Esemplari di palme nei pressi del litorale di Frejus, sud della Francia

Esemplari di palme nei pressi del litorale di Frejus, sud della Francia

Passeggiando in auto lungo le strade della magnifica Frejus, ridente località costiera nel sud della Francia, non si può rimanere indifferenti d’avanti al susseguirsi, quasi ininterrotto, di centinaia di esemplari di palma perfettamente in salute; è cosi che, quasi inconsapevolmente, il pensiero vola a quello che sta accadendo alle nostre Phoenix canariensis, che pagano il prezzo per una sorte che le ha viste crescere a latitudini dove la cura del verde rappresenta poco più di una nota a margine nei nostri milionari bilanci preventivi. La questione del punteruolo rosso è paradigmatica di un sistema di gestione della cosa pubblica che, tra le pieghe della legge, lascia spazio a valutazioni in chiaroscuro sull’onestà e competenza di chi, da sempre, agisce in nome di un investitura accolta dagli interessati più come una sorta di licenza di lais-sez faire, che come responsabilità verso i propri cittadini. Tra imprecisioni, mezze verità e vox populi, il quadro sembra, comunque, delinearsi più nitido. Ed in questa ricerca affannosa, qualche errore lo ha commesso anche il sottoscritto. Nell’articolo pubblicato nel numero di ottobre 2013 di Bisceglie in Diretta, avevo dato per certo che il Comune non fosse a conoscenza del numero di esemplari di palme dislocate sul nostro territorio. In realtà un censimento esiste, ed è la stessa amministrazione Spina ad averlo sponsorizzato, quando nel gennaio 2008 fu presentato, in pompa magna, dall’allora assessore Enzo Di Pierro. Alla luce di ciò, li alibi per le macroscopiche inadempienze del Comune sembrano ormai svanire sotto il peso insostenibile dei risultati.

 

Il periodo 2009-2011: il Comune affronta l’emergenza.

 

Quando, su sollecitazione del WWF, la questione del punteruolo giunse alla ribalta, il Comune sembrò voler intervenire senza esitazione. Nel 2009, il sindaco Spina convocò tutte le undici imprese biscegliesi che si occupavano di manutenzione del verde. Alla chiamata risposero solo in tre: le ditte Di Liddo Piante, Di Lecce Pasquale e TL Piante. Il primo cittadino decise, così, di affidare a costoro l’attività di monitoraggio e di cura delle palme su suolo pubblico comunale. Le ditte coinvolte decisero di organizzarsi in una sorta di cordata, ripartendo il territorio in aree d’intervento ed incaricando del coordinamento dei lavori l’agronomo paesaggista Giovanni Battista Guerra.  Al dottor Guerra fu affiancato l’agronomo biscegliese Franceco Papagni, attivista del WWF, che si era già occupato del censimento delle palme. Tutto sembrava essere stato organizzato per il meglio ed, infatti, nell’ottobre del 2011 il dott. Guerra relazionò meticolosamente i risultati ottenuti. Delle 672 palme censite su suolo pubblico, si certificava che ventiquattro erano state attaccate dal parassita. Di queste ultime, quattordici mostravano segni di ripresa dopo i trattamenti e dieci furono dichiarate irrecuperabili, quindi da abbattere. In quella circostanza, si ribadiva l’urgenza di provvedere all’abbattimento delle palme, sia per ragioni di sicurezza, sia per non vanificare il lavoro di recupero fatto sugli esemplari ancora sani, ai sensi del D.M. del 9 novembre 2007. Nella relazione si faceva presente, inoltre, che il Comune non aveva predisposto alcun piano di monitoraggio del patrimonio palmizio privato, contravvenendo all’art. 6, comma 1 del medesimo D.M. del 9 novembre 2007 in virtù del quale “chiunque sospetti o accerti la comparsa dell’organismo nocivo in aree ritenute indenni e’ obbligato a darne immediata comunicazione alla struttura regionale individuata per le finalità’ di cui al decreto legislativo 19 agosto 2005, n. 214, a norma dell’art. 8 del decreto legislativo n. 214/2005” prevedendo che “fatta salva l’applicazione dell’art. 500 del codice penale chiunque non ottemperi alle disposizioni di cui al presente decreto e’ punito con le sanzioni amministrative previste dall’art. 54 del decreto legislativo n. 214/2005” (Art. 12, comma 1).

 

Il periodo 2012 -2013: il buco nero della gestione dell’emergenza punteruolo

 

Fatte le dovute riserve, come ebbe modo di dichiarare l’allora ex assessore all’Ambiente, nonché consigliere, Enzo Di Pierro, a inizio 2012 il bilancio della lotta al punteruolo poteva ritenersi eccezionale, alla luce di quanto assistito nei paesi limitrofi. Forse gli si potrebbe dare ragione, ma resta il fatto che a scadenza della convenzione con le tre ditte incaricate, il Comune decise di non rinnovare i contratti di manutenzione delle palme. Il 2012, comincia così, all’insegna dell’incertezza, malgrado i ripetuti inviti a non sospendere i trattamenti.

Dal canto suo, l’ufficio tecnico rispose prontamente alle sollecitazioni in merito agli abbattimenti, emanando la Determina Dirigenziale n° 234 del 29/11/2011.  L’importo di 20.500 euro, richiesto fuori bilancio, per l’esecuzione dei lavori non ottenne, tuttavia, il nulla osta della Ripartizione Finanziaria. La prima anomalia che si registra è il coinvolgimento di una nuova ditta, la “Vivaio La Riviera” di M. Amato. Come mai il Comune decide di affidarsi ad una ditta di Molfetta per l’abbattimento delle palme compromesse? Il tutto assume connotati ancora più oscuri, se si pensa che, solo due mesi prima (come appare in un verbale di riunione del 12/09/2011) il pool di imprese biscegliesi aveva proposto un preventivo di 11.000 euro per l’esecuzione degli stessi abbattimenti, circa la metà dell’ammontare richiesto dalla determina dirigenziale a favore della ditta  molfettese.

Ma è solamente con la delibera del consiglio comunale n° 45 del 26/09/2012, ben dodici mesi dopo l’ultimo provvedimento amministrativo in materia, che la ditta “Vivaio La Riviera” di M. Amato ottiene finalmente l’appalto per l’abbattimento delle palme, che nel frattempo da dieci sono passate a diciassette, per un importo di spesa di 15.300 euro. L’atto testimonia una palese infrazione del D.M. del 9 novembre 2013 che, come esplicita una nota ministeriale del 19 febbraio 2010, prevede l’immediato abbattimento delle palme compromesse, poiché “l’abbattimento di piante infestate dopo mesi dal collasso non hanno alcun effetto sulla limitazione della diffusione dell’insetto”.

Ed ecco la seconda anomalia registrata nel 2012. Nelle date 26/11/2012 e 21/12/2012, la giunta comunale delibera l’affidamento di lavori di somma urgenza per i trattamenti fitosanitari contro il punteruolo ad un’altra ditta molfettese, la “Francese Agricoltura s.r.l”., che sembra avere legami di parentela con la “Vivaio La Riviera”. Sono Passati tredici mesi dall’ultimo trattamento, un lasso di tempo spaventosamente lungo, che ha peggiorato inevitabilmente le condizioni delle palme cittadine, contravvenendo, ancora una volta, alle buone pratiche previste dalla normativa vigente, là dove “i trattamenti ad azione insetticida vanno effettuati in maniera continua e sistematica fino al raggiungimento del risanamento della pianta” (nota ministeriale del 19 febbraio 2010 ).

Nella prima delibera di giunta, quella del 26/11/2012, viene stanziato un importo di 33.000 euro “per il controllo e l’eradicazione del punteruolo rosso su n. 30 palme individuate site in Piazza Vittorio Emanuele, via S. Andrea, ed altre vie cittadine”, che di fattò comporterà il taglio e lo smaltimento degli esemplari individuati. Con la delibera del 21/12/2012, invece, si fa riferimento ad un importo stanziato di 11.250 euro “finalizzato all’esecuzione di trattamenti delle palme esistenti in via S. Andrea [...]“. Il preventivo allegato a quest’ultima delibera riporta una voce di costo imputabile al trattamento di 150 palme. Al netto degli esemplari già tagliati, ne rimangono 475 di cui sembra essere stato sospeso ogni trattamento. Non v’è traccia, infatti, di alcuna delibera che finanzi altri interventi preventivi sul territorio cittadino. A conferma di ciò, l’ultimo atto della Giunta comunale in materia (Delibera n. 170 del 12/11/2013), prevedere il finanziamento di ulteriori 27.000 euro per la rimozione di 15 palme compromesse ed operazione di trattamento (11.200 euro) e potatura di 70 palme site in Via S.Andrea, Piazza Vittorio Emanuele e Piazza Margerita, sempre a favore della ditta Francese Agricoltura s.r.l.

 

Diamo i numeri

 

Vorrei cercare di dare un quadro chiaro e definitivo delle cifre in ballo relativamente alla questione punterolo. E vorrei farlo confutando una dichiarazione del sindaco Spina che in una video-intervista del 16 novembre 2012, comparsa su Bisceglielive, dichiarava un impegno di spesa pari 400 mila euro per la gestione dell’emergenza palme. Dati alla mano, infatti, nel bienno 2010-2011 l’impegno di spesa certificato dagli atti comunali è stato pari a circa 168 mila euro. Nel bienno 2012 – 2013 si è registrato, invece, un impegno di spesa pari a circa 86 mila euro; in totale il Comune di Bisceglie ha deliberato una spesa di 254 mila euro per la gestione del problema punteruolo.

Dall’analisi dei numeri esposti, constatiamo che nell’ultimo bienno il Comune ha praticamente dimezzato le risorse desitante alla cura delle palme rispetto al bienno  2010-2011. Dinanzi all’acutizzarsi del problema il Comune decide di ridurre la spesa, manifestando chiaramente l’intenzione di non volerlo risolvere. A sostegno di questa tesi, c’è anche l’aspetto qualitativo dell’impegno finanziario. Nel primo bienno, quando la gestione fu affidata alla cordata di imprese biscegliesi, il 100% della spesa fu destinata ad interventi preventivi e di cura di tutte le 674 palme piantate su suolo pubblico. Non a caso, i risultati ottenuti in termini di riduzione della contaminazione possono ritenersi positivi, come ha avuto modo di vantare lo stesso Spina nella già citata intervista audio-video. Alla fine del 2011, solo dieci furono le palme dichiarate da abbattere.

Nel biennio 2012-2013, invece, circa il 60% dell’impegno di spesa ha finanziato gli abbattimenti, mentre solo 32 mila euro sono stati impiegati per la cura e la prevenzione di un numero di palme pari a 150, meno di un quarto dell’intero patrimonio palmizio pubblico, a fronte di un numero di abbattimeni pari a 62 esemplari (incluse palme secolari).

 

In conclusione

 

Non si comprende come mai, di fronte ai buoni risultati del pool di aziende biscegliesi, il Comune abbia deciso, senza una ragione apparentemente logica e contravvenendo alla normativa vigente, di sospendere il trattamento su tutte le palme per tredici lunghi mesi, affidando poi la gestione dell’emergenza (tra l’altro, solo di una parte esigua del patrimonio palmizio) a due ditte di Molfetta che non ci risultano essere iscritte negli elenchi ufficiali a disposizione del Comune.

Il tutto è condito dal fatto che in quattro anni di amministrazione dell’emergenza il Comune abbia deciso di avvalersi quasi esclusivamente di spese fuori bilancio, malgrado, fin dal 2009, il costo di gestione dell’emergenza fosse del tutto prevedibile.

Oggi resta agli atti che, il buon lavoro messo in piedi dalle ditte e dal Comune nel primo biennio è stato assurdamente vanificato dall’incredibile quanto inspiegabile venir meno dell’impegno dell’amministrazione verso un problema che potrebbe costare molto caro ai cittadini. Secondo l’opinione di diversi addetti ai lavori, a Bisceglie le palme piantate su suolo pubblico rischiano di sparire nell’arco di uno o due anni, a meno di una netta inversione di tendenza. Ufficialmente ci risulta che i tre/quarti del patrimonio palmizio della città non ha subito alcun trattamento negli ultimi due anni. L’eventuale costo dello smaltimento di quasi cinquecento esemplari restanti dislocati su suolo pubblico si andrebbe ad aggingere a quelli degli esemplari privati, di cui è difficile stimare il numero. Una spesa complessiva per i cittadini di cui si farebbe volentieri a meno, con la beffa, oltretutto, di ritrovarci un paesaggio urbano, già sconvolto dalla speculazione edilizia, irreparabilmente compremmesso.

Ad oggi il nostro ufficio tecnico sopperisce come può alle lacune di competenze in campo agronomico. Ma è chiaro che di fronte a problemi di questa portata non è più sufficiente la buona volontà. Numerose irregolarità sono state segnalate dagli addetti ai lavori circa il corretto smaltimento delle palme decedute, con potenziali conseguenze sull’incolumità degli esemplari ancora sani. Analagomente, rilievi sono stati compiuti sulle potature delle querce, oltre che sui numerosi scriteriati tagli a danno di esemplari sani di pini, eliminati spesso per non ben definite ragioni di sicurezza e sostituiti con esemplari di altre specie la cui non corretta messa a dimora ne ha assicurato, spesso, la morte repentina.

I costi delle emergenze potrebbero essere evitati individuando professionalità, già presenti sul territorio,  in grado di gestire, in una visione d’insime, il patrimonio arboreo della città; le ditte locali verrebbero messe nella condizione di creare quel valore (non solo economico) di cui la nostra città ha disperatamente bisogno, partendo dalla semplice attività di manutenzione. Quella della manutenzione, infatti, appare più che mai il tallone d’achille di quasi tutti gli investimenti pubblici. Di fatto, gli interventi contro il punteruolo potrebbero essere inseriti in un regolare programma di manutenzione del verde pubblico, abbattendone sensibilmente i costi. Tutto ciò, mentre la lotta al parassita si trascina da anni, in maniera sconclusionata, tentando i più a ritenere che forse liberandosi della palme ci si libererebbe finalmente del problema. La Provenza è davvero lontana.

Davide Di Tullio

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