La zona ASI di Bisceglie: una nuova apologia del cemento

in rosso l'area che con il nuovo PUG dovrebbe diventare la futura zona industriale di Bisceglie, denominata anche Zona ASI

Delimitata in rosso l’area entro la quale il nuovo PUG prevederebbe la localizzazione della futura zona industriale di Bisceglie, anche denominata Zona ASI

Articolo pubblicato sul numero di aprile 2014 di “Bisceglie in Diretta”

Seguendo una prassi istituzione consolidata, l’Amministrazione comunale ha avuto occasione di intervenire nelle discussioni pubbliche in tema di ambiente, paesaggio e bene comune. Sindaco ed assessori si sono esposti in prima persona per sottolineare la priorità che queste tematiche hanno per l’Amministrazione. In uno degli ultimi comizi di chiusura della recente campagna per le amministrative, il Sindaco Spina denunciava, rivolgendosi al suo avversario politico: “[...] ci sono loro, c’è la Bisceglie delle speculazioni edilizie, delle calunnie, degli interessi personali, […] della cementificazione, dei grattacieli al posto dei ciottoli delle spiagge”; mentre, in un recente convegno organizzato da Azione Cattolica, l’assessore ai lavori pubblici Vincenzo Valente dichiarava di avere a cuore il concetto di “città per l’uomo”.

Il volto “green” del Comune e gli scheletri negli armadi

La vaghezza di certi concetti espressi durante le occasioni di comunicazione istituzionale, può essere utilizzata ad arte per trasmettere un’immagine che confonde, quando non mistifica, la sostanza del proprio agire. Non si può, pertanto, non rimanere perplessi di fronte a provvedimenti che contraddicono, nei fatti, quanto ci si affanna a ribadire nelle scarne occasioni di confronto tra Comune e cittadini. Dall’analisi del recente documento che raccoglie le osservazioni del Comune al  Piano Paesaggistico Territoriale Regionale (PPTR), adottato con delibera della Giunta Regionale n° 1435 del 2 Agosto 2013, emerge, in maniera inequivocabile, quali siano gli indirizzi condivisi dall’attuale Amministrazione in materia di gestione del territorio e conservazione del paesaggio. Limitandoci alle valutazioni delle prescrizioni che il PPTR prevede per il territorio di Bisceglie, è semplice notarne la coerenza di fondo e definirne, cosi, le linee di tendenza: la conservazione del patrimonio storico architettonico e paesaggistico esistente e lo stop al consumo indiscriminato di suolo agricolo. Tali prescrizioni sono oggetto, in varia misura, di contestazione da parte del Comune che in un arzigogolo di preamboli e puntualizzazioni ribadisce, nella sostanza, di non voler ostacolare in nessun modo la cementificazione già programmata.  La programmazione a cui si fa riferimento è quella vigente del Piano Regolare Generale (PRG) e dell’ormai mitico Piano Urbanistico Generale (PUG) che, non ancora approvato, pare già condizionare gli indirizzi di gestione territoriale. Nello specifico, le prescrizioni regionali vengono giudicate in contrasto con le indicazioni del PRG e con la futura disciplina del PUG, sia nel caso di progetti in fase di completamento (Zona 167), sia per quelli in fase di esecuzione (zona Industriale sud-est), e costringerebbero l’ente comunale a “ricominciare l’iter per l’approvazione in deroga” (“Osservazioni a PPTR con richiesta di modifica delle perimetrazioni di alcuni contesti”).

 La zona ASI ed “Il nuovo paesaggio eco-produttivo”: apologia del cemento

Com’è possibile non discutere pubblicamente di un progetto che, per le sole opere di urbanizzazione primaria, prevede un investimento di quasi 18 milioni di euro nei prossimi tre anni? È quello che accade oggi a Bisceglie con la nuova zona industriale di sud-est, identificata eufemisticamente nei documenti preliminari del futuro Piano Urbanistico come “nuovo paesaggio eco-produttivo” e la cui perimetrazione è stata valutata ufficialmente dal Consorzio ASI (l’Area di Sviluppo Industriale di Bari, con la quale Comune aveva già avviato la procedura di adesione), con deliberazione n° 319/2010 del relativo consiglio di amministrazione. Eppure, guardando le cifre in ballo sarebbero molte le cose su cui fare chiarezza. Il Consorzio ASI è un Ente Pubblico Economico, costituito da Provincia di Bari, Comuni, Camera di Commercio di Bari  ed il socio privato Confindustria Bari-BAT. Tra i suoi consiglieri di amministrazione annovera il Senatore  Azzollini (Indagato per truffa ai danni dello Stato in merito ai lavori del porto commerciale di Molfetta) e l’Ing. Domenico De Bartolomeo, presidente dell’Associazione Nazionale Costruzioni  Edili (ANCE) ed amministratore unico della Debar Costruzioni Spa. Come cita la stessa delibera n° 319/2010, la c.d. La futura zona ASI comprende un area di 250 ettari, una superficie pari a circa cinque volte quella della Città del Vaticano. Localizzata al confine con il Comune di Molfetta, è ricompresa in parte tra la linea ferroviaria e la SS 16 bis, lambendo le lame di Macina e Santa Croce. La delimitazione è quella prevista nel PUG e ricalca per circa il 30% le previsioni del vecchio Piano Regolatore, mentre il restante 70% rientra nella ritipizzazione da zona agricola a zona industriale, mediante futura variante al PRG. Recitano i documenti preliminari al PUG: “Il progetto strategico comprende molteplici finalità […] e riguarda: […] la possibilità di sperimentare un innovativo modello insediativo poroso, il modello del Parco Eco-Produttivo, aperto al paesaggio e al parco di Lama Santa Croce […]. Con una subdola operazione semantica si vorrebbe far passare come “ecologico” un intervento che in un colpo solo fagociterà il 4% dell’intero territorio agricolo comunale, con un incremento della superficie cementificata del 30% rispetto a quanto già costruito; sulla base delle indicazioni previste dalle Norme Tecniche di Attuazione al P.R.G., si prevedono, infatti, 4,5 milioni di mc di fabbricati ad uso industriale, pari a 22 Empire State Building!

Per avere un idea dei potenziali interessi economici in ballo, si è cercato di quantificare l’extra rendita legata al cambio di destinazione d’uso dei suoli  Dai dati reperibili sul sito dell’Agenzia dell’Entrate, risulta che il valore commerciale di quel 70% di area agricola ricompresa nella zona ASI è pari a circa 19.000 €/ettaro (i dati sono del 2010 e fanno riferimento a suoli coltivati ad ulivi), mentre il valore commerciale dell’area riclassificata come produttiva è stimabile in circa 330.000 €/ettaro (valore estrapolato dalla deliberazione n° 253/2013 del consiglio di amministrazione del Consorzio ASI) con una plusvalenza del 1.740% sul prezzo di alienazione dei terreni!

 Bisceglie sta perdendo la memoria: il parco dei casali e delle torri e rischio idrogeologico

Nell'immagine uno dei recenti allegamenti avvenuti nella zona ASI di Molfetta dopo abbondanti precipitazioni

Nell’immagine uno dei recenti allegamenti avvenuti nella zona ASI di Molfetta dopo abbondanti precipitazioni [Fonte Molfettaquindici]

La scomparsa di 250 ettari di prezioso suolo agricolo non è l’unico risvolto negativo di questa “operazione cemento”. Dall’esame delle osservazioni del Comune, emerge che la Regione ha incluso l’area delimitata nella zona ASI nell’elenco dei sei “parchi multifunzionali” definiti dal PPTR ed “identificati in quelle parti di territorio regionale la cui valenza paesaggistica è legata alla singolare integrazione fra le componenti antropiche, agricole, insediative e la struttura geomorfologica e naturalistica dei luoghi oltre che alla peculiarità delle forme costruttive dell’abitare, se non diversamente cartografati” (Stralcio del PPTR – “dichiarazione di notevole interesse pubblico – PAE009”) . Nello specifico il documento citato parla di “Parco multifunzionale dei casali e delle torri del nord barese”. L’oggetto della contesa è, dunque, la perimetrazione dell’area che il Comune invita caldamente a modificare affinché “risulti coerente con gli obiettivi di tutela dei caratteri di identitario dei del paesaggio locale (???) oltre che con il redigendo PUG (il riferimento è allo “Schema strutturale strategico – SSS”, documento che sembra tornare comodo all’occorrenza, malgrado non sia stato ancora approvato).

Ironia della sorte, proprio lo stesso PUG, chiamato in ballo per giustificare il cambio di destinazione d’uso dei suoli, annovera la zona perimetrata tra quelle di interesse culturale, riconoscendovi   elementi di tipicità del nostro paesaggio come tracciati viari storici, muretti a secco, nonché il Casale di San Nicola (o quello che ne resta, dopo il criminale rimaneggiamento) e la Torre Longa (si veda il documento “S.C.7 – Patrimonio culturale”). A questo punto è legittimo domandarsi se il Sindaco Spina (firmatario dei documenti preliminari al PUG) si sia reso conto della contraddizione di fondo.

Non trascurabile è, poi, la questione del rischio idrogeologico. Tutta l’area lambisce le lame di Macina e Santa Croce. L’impermeabilizzazione indiscriminata di una porzione cosi ampia di suolo fertile rischia di alterare drasticamente il normale ciclo idrogeologico,  come testimonia il recente allagamento di via Olivetti, nella zona ASI di Molfetta, avvenuto in occasione delle forti piogge nei primi giorni del mese di dicembre 2013.

 Un pessimo affare

I rilievi che sono stati fatti entrano nel merito della questione. Tuttavia la perimetrazione della zona ASI è discutibile anche nel metodo. Il Comune agisce in nome di un documento urbanistico che non è stato ancora adottato (il PUG) e nel contempo fa appello al documento vigente (il PRG), insomma due piedi in una scarpa. Burocratizzando il dialogo con le istituzioni sovraordinate, l’Amministrazione cela di fatto quello che realmente è mancato e continua a mancare: la partecipazione dei cittadini alle scelte comuni. Ha tutta l’aria di una forzatura decidere le sorti di 250 ettari di prezioso suolo agricolo, nonché di un’area paesaggisticamente rilevante, senza aver coinvolto nella scelta tutta la cittadinanza.  Inoltre, macroscopica risulta l’approssimazione, se non l’inesisistenza, con la quale sono state valutate le eventuali ricadute che la creazione di un’area produttiva cosi ampia avrebbe sul nostro territorio. Non ci risulta essere alcun piano di sviluppo produttivo e non è chiaro quali tipologie di “industrie” andranno ad occupare gli spazi previsti. Quello che verosimilmente potrebbe accadere è una replica di quanto visto per la zona industriale di Molfetta che, a distanza di venti anni dal suo concepimento, mostra tutti i segni di una crisi che morde, tra capannoni semivuoti e grandi marchi del commercio che continuano a sopravvivere, a danno del delicato tessuto imprenditoriale locale.  Ci si domanda inoltre, quali sono i costi legati alla riduzione di suolo agricolo, alla manutenzione dell’area produttiva, agli effetti sul ciclo dei rifiuti e quelli sul tessuto commerciale esistente? Questa sgangherata operazione di “valorizzazione” va contro ogni logica economica e si pone in antitesi rispetto alle reali vocazione del nostro territorio, ricco, malgrado tutto, di specificità produttive nella filiera agroalimentare e di peculiarità storico-culturali e paesaggistiche.

L’auspicato “nuovo” scenario di  sviluppo ”industriale” non sembra affatto soddisfare i tanto sbandierati criteri di sostenibilità. Questa classe dirigente appare sempre più ideologicamente inadeguata ad affrontare la sfida di garantire un futuro al nostro territorio. Provvedimenti calati dall’alto e di carattere speculativo appaiono sempre più con il fiato corto, nella consapevolezza che il benessere della nostra comunità non è raggiungibile senza una reale condivisione degli obiettivi.

Davide Di Tullio

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