Bisceglie è bella: cronaca di tre giorni “extra moenia” (ma in piena in città).

Bisceglie è ancora un scrigno. Lo è nonostante tutto, nonostante politici, imprenditori e cittadini inebetiti dal regresso culturale di troppo benessere forse, e lo dimostra a chi la guarda con attenzione.

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Cortile Silvano (o dei Monaci)

Venerdì abbiamo visitato “Cortile dei Monaci” (o Silvano), un’oasi di spazi abitabili incredibili a due passi dal centro, la forma di uno stile di vita perduto e ri-cercato e di bellezza irriproducibile.

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Cortile Silvano (o dei Monaci)

Sul piazzale, una trapunta di basole in pietra ordinate e levigate dall’uso, sotto terra, un labirinto di ipogei da esplorare, la prova di mestieri scomparsi ma di cui si è ripreso a parlare e qualcuno ripropone come antidoto ad una crisi di valori e di esperienze, oltre che economica. Si salverà, pare, perché i proprietari si sono opposti all’esproprio del solito “lungimirante” Comune di Bisceglie, non sappiamo se per ragioni economiche o meno.

 

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Cortile Scaziota e i suoi abitanti: “Non vogliamo andare via”, ci dicono.

Domenica abbiamo visitato “Cortile Scaziota”, che dovrebbe essere demolito sempre per mano del Comune, un cortile con l’albero di fichi nel piazzale, a fare ombra e ad offrirti un frutto pronto ad impiastricciarti viso e mani, riportando a zuccherine estati d’infanzia i più fortunati. Vicoli, angoli, passaggi, stalle, scritte di almeno cent’anni appena soffi la polvere sul muro, ipogei veri da esplorare (abbiamo un appuntamento!), orti ovunque, i limoni succosi da staccare e addentare, la vite sulla “loggetta”, le foto in bianco e nero tirate fuori con commozione, la voglia di non andar via di chi ci abita. E infine la sorpresa, l’orgoglio dei giovani nipoti che si oppongono all’esproprio e sognano un restauro. Questo non è un racconto di uno scrittore locale, ma ciò che abbiamo visto domenica scorsa (27 luglio): un’altra Bisceglie continua a vivere a misura d’uomo e si oppone al troppo cemento.

 

 

Stamattina invece, è la capacità di osservazione fornita della bicicletta a farci un enorme, inaspettato regalo. Per una bellissima coincidenza (non si crede alla fortuna che bacia alcuni, ma alla capacità di chiunque di soffermarsi a notare e cercare qualcosa piuttosto che altro) siamo di nuovo entrati nelle viscere di Bisceglie, in un angolo “extra-moenia” che avevamo esplorato in parte.

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Frantoio/palmento ipogeo in via Fondo Noce

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Macine e botti: parte della storia di Bisceglie è solo da scoprire.

Via Fondo Noce, pochi gradini e sei in un budello di roccia umida, a calpestare per almeno cinquanta metri la polvere che ammanta tutto e da forma alle ragnatele. Un frantoio… e non potrebbe essere altro, per una città di mare che però è vissuta sempre più di campagna, un altro meraviglioso frantoio ipogeo, diventato poi un palmento, con ancora le sedi dei torchi, macine e le botti ormai friabili in fila. Dimenticato, vicino la ferrovia, difficilmente appetibile a quegli imprenditori deformi che hanno fatto del sacco del territorio il proprio lavoro, più o meno sempre pulito e a “norma di legge” però. E poi quell’immensa piscina, forse venti metri sottoterra, forse 1000 metri cubi di aria immobile, e la necessità di nuotare con l’immaginazione nel liquido amniotico che la riempiva: era stato olio o vino? Che importa, Bisceglie ha mostrato di nuovo il suo ventre umido, ha dimostrato le enormi potenzialità di sviluppo a chi la osserva con attenzione e rispetto.

Bisceglie è ancora un scrigno, lo è nonostante tutto. Chissà se sbaglieremo ancora.

 

Peppo Ruggieri

per l’associazione “Bisceglie Vecchia Extramoenia”.

 



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