Nani, ballerine e Waterfront

 

la torre della Dogana con la nuova targa commemorativa

la torre della Dogana con la nuova targa commemorativa

Lo ammettiamo. A sto giro ci siamo cascati anche noi. Fino all’ultimo abbiamo sperato in un miracolo, un cambio di rotta, una presa di coscienza, il ritorno alla ragionevolezza. Ma rieccoci qui a schiumare di indignazione dinanzi all’ennesimo spettacolo da circo. Il palco è stato dismesso, le fioriere portate via, i preti tornati nelle sagrestie. Ci ritroviamo davanti la grande incompiuta, che è poi forse mal compiuta. Un boulevard di lusso, una passerella milionaria, una bretella stradale in uno scenario da sogno. La quintessenza dell’idiosincrasia al buongusto. È stato uno spettacolo pieno di ottimismo quello del Sindaco e della sua squadra coronato, come avviene nelle grandi occasioni, dalla classica lapide commemorativa, apposta sul torrino ottocentesco. La “torre della dogana” la chiamano, che fu avamposto di legalità per una realtà portuale dignitosa e rispettata. Luogo simbolo della nostra città, immagine da cartolina, vero ed unico baluardo contro l’omologazione di uno spazio, quello del porto, che negli anni ha subito sfregi ed insulti in nome di un turismo che resta un eterno feticcio, celebrazione del nulla, emblema dell’inconsistenza. Sono riusciti a deturpare anche questo. Ma questa volta è avvenuto per mano delle istituzioni, si, proprio quelle che dovrebbero garantire il rispetto della legalità. Non hanno consentito nemmeno di innalzare una bandiera per questioni estetiche. Ma la lapide commemorativa si. Un blocco di pietra tombale che esalta il buon lavoro compiuto da questa amministrazione. Un vezzo relativamente recente quello delle lapidi commemorative. Aveva cominciato il Sindaco Comunista, finito a fare il portaborse per il Sindaco Democristiano in nome delle larghe intese, il quale ha rinvigorito questa abitudine da cinegiornale stile Istituto Luce. Cosi tutto diviene immagine, comunicazione, marketing, spettacolo, paravento per celare il vuoto delle idee. È una girandola di inaugurazioni, commemorazioni, celebrazioni. Tutti a mostrare il proprio faccione in posa per la stampa. Tutti a parlare del futuro grandioso che ci aspetta. Qualcuno pensa all’affermarsi di una nuova tecnica, la campagna elettorale anticipata e no-stop. Finiti i bagordi, ci resta una strada un po’ più carina, che continua ad allagarsi alle prime piogge ed è ostaggio delle auto. L’assessore ai lavori pubblici ha dichiarato che qualsiasi scelta di viabilità verrà presa solo dopo la consultazione con cittadini e commercianti; ebbene si, ha detto proprio cosi: cittadini e commercianti. Come se i commercianti fossero un corpo estraneo e non parte di una cittadinanza che, in quanto tale, possiede diritti e doveri. Quasi un élite con il diritto di prelazione, una segmento di elettorato da consultare prioritariamente per rifare una piazza, una strada, un quartiere. E noi restiamo a guardare. Mentre trasognati immaginiamo di passeggiare su lungomare Nazario Sauro pedonalizzato, ci ridestiamo per il rumore dei pneumatici che cozzano pericolosamente contro i marciapiedi in pietra nuovi di pacca, candidi come la neve, divenuti loro malgrado, l’incubo degli automobilisti che fanno fatica a distinguere la carreggiata dallo spazio pedonale. Finisce tutto qui, tra l’ambizione di una città ideale descritta nei discorsi elettorali e la realpolitik che si cambia tutto se il negoziante si lamenta. Ma resta la vanesia autocelebrazione di una politica che ha perso il senso della realtà ergendo una lapide commemorativa, ultima arrivata di innumerevoli altre, quasi a volerci ricordare ironicamente che la nostra città assomiglia sempre più ad un cimitero.

Bisceglie Vecchia Extramoenia

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