Maddalena: un conservatore che fa la rivoluzione

Foto di Valentina Storelli

Foto di Valentina Storelli

Sono stati due giorni intensi in compagnia di Paolo Maddalena, ex vice presidente della Corte Costituzionale e tra i massimi esperti di diritto romano. Passeggiando tra gli ulivi, sullo sfondo della magnifica Posta Santa Croce, ospiti della famiglia Consiglio-Stolfa, abbiamo conosciuto un pensatore imponente. È motivo di orgoglio aver interloquito con quest’uomo di settantotto anni dallo spirito giovane. Un conservatore rivoluzionario lo definiremmo, un cristiano che mette d’accordo atei e credenti riconoscendo agli uomini un diritto naturale da cui discendono tutti i diritti fondamentali giuridicamente codificati. Intellettuale dalla profonda sensibilità, ha messo al nostro servizio la sua natura indomita di studioso onesto e competente.

Maddalena è un uomo di rara intelligenza, colto ed umile, che senza retorica ha esercitato la sua lunga attività di magistrato con indefesso attaccamento alle istituzioni. È la sua storia a raccontarcelo. Una vita dedicata allo studio del diritto romano, divenuto fondamento giuridico nella sua strenua difesa alla nostra Costituzione e materia di insegnamento presso alcune delle maggiori università italiane. Accanto, una carriera nelle istituzioni cominciata subito dopo aver conseguito la laurea in Giurisprudenza, ricoprendo la carica di Prefetto. Da allora l’ascesa. Prima Magistrato presso la Corte dei Conti, poi Capo di gabinetto presso il Ministero della Pubblica istruzione e Capo ufficio legislativo presso il Ministero dell’Ambiente; infine, nel 2002 membro eletto della Corte Costituzionale.

Si rimarrebbe a lungo ad ascoltare gli aneddoti di quest’uomo, che senza ombra di dubbio ha dato e continua a dare un contributo fondamentale alla storia giuridica (e non solo) del nostro Paese. Autore della legge Galasso, concepita insieme al sottosegretario che ha dato il nome alla norma, Maddalena ha introdotto per la prima volta nel nostro ordinamento il danno ambientale, ponendo la giurisprudenza italiana all’avanguardia in materia di contrasto ai reati ambientali. La sua missione è quella di restituire dignità ai dettami della Costituzione puntualmente disattesi da una politica cialtrona. Il grande giurista racconta come, da Craxi in poi, la politica si sia genuflessa allo strapotere della finanza, alimentando corruzione e iniquità; giunta al culmine durante il ventennio berlusconiano, la deriva finanziaria continua ad allungare insidiosa la sua ombra anche sull’azione dell’ultimo governo Renzi. Maddalena nota come la finanziarizzazione dell’economia ha creato una spirale perversa di accentramento della ricchezza in mano di pochi. Dopo la fine della convertibilità del dollaro in oro voluta da Richard Nixon nel 1973, da strumento di scambio le valute si sono trasformate in una promessa di guadagno. I debiti sovrani sono stati cartolarizzati ed immessi sul mercato come titoli di credito, drenati dalla finanza speculativa utilizzando la ricchezza virtuale garantita dalle banche private. Molti Paesi si ritrovano cosi nelle condizioni di dover liquidare il proprio patrimonio e saldare cosi i debiti cartolarizzati in mano ai fondi speculativi. Spiagge, isole, aree agricole, patrimonio immobiliare di valore storico ed artistico, aziende pubbliche e infrastrutture di rete, nulla è più al sicuro contro l’ingordigia dei creditori. Maddalena ammette rammaricato che il fenomeno delle vendita dei beni demaniali, inaugurato con il governo Berlusconi, rappresenta una sciagura per il nostro Paese. Il territorio è tutto ciò che la nostra comunità possiede, la nostra vera ricchezza, senza la quale “diventeremo come gli ebrei schiavi di Babilonia”. Solo con il ritorno rigoroso ai dettami costituzionali è possibile ribaltare la situazione.

Nel suo libro “Il Territorio bene comune degli italiani” Maddalena traccia il percorso storico-giuridico a fondamento della sua tesi della subalternità della proprietà privata al “bene comune” nella titolarità del popolo italiano, che è popolo sovrano.  Lo studioso di romanistica definisce il demanio inalienabile, inusucapibile e inespropriabile, forte dell’orientamento dell’ordinamento romano, su cui si fonda il nostro sistema giuridico. In tal senso, tutti gli interventi di alienazione di beni pubblici e demaniali adottati dalla pubblica amministrazione negli ultimi anni, in virtù di norme statali e regionali, si palesano incostituzionali. Spetta infatti al popolo decidere come destinare i beni pubblici poiché, secondo la nostra Carta, è l’unico soggetto titolato a farlo. Il ruolo della pubblica amministrazione è limitato invece alla gestione dei suddetti beni e qualsiasi provvedimento teso a travalicare questa funzione non può che qualificarsi come illegittimo. Maddalena ritrova nell’articolo 42 della Costituzione il fondamento giuridico di tale orientamento. La Carta infatti riconosce l’esistenza di una proprietà pubblica ed una privata, attribuendo a quest’ultima una funzione sociale. Implicita è dunque la tutela della proprietà pubblica interpretata secondo il diritto romano (inalienabile, inusucapibile e inespropriabile); ma anche dal riconoscimento della funzione sociale della proprietà privata, derivano una serie di importanti conseguenze giuridiche in virtù delle quali, contrariamento all’orientamento prevalente, il legittimo proprietario non può disporne come vuole, ma deve tener conto degli interessi della comunità. Evidente è la contraddizione tra i dettami della nostra Costituzione e quelli presenti nel Codice Civile. La prima pone infatti la proprietà privata come limitazione di quella pubblica; il secondo ribalta questa prospettiva, attribuendo invece priorità assoluta alla tutela della proprietà privata, assecondando cosi l’orientamento del Code Civil Napoleonico da cui è stata mutuata la nostra normativa civilistica. Riabilitando la nostra Costituzione Maddalena giunge alla radice del problema mostrando la strada per una semplice quanto impopolare scelta di campo. Solo tornando ai principi espressi dai nostri padri costituenti si potrà ritrovare il valore attribuito al diritto di comunità e dunque i presupposti per una società basata su benessere ed equità diffusi. Il grande costituzionalista lo ha ribadito molto bene durante la presentazione del suo libro. La sua passione ci ha contagiati, insieme alle sue idee. Difficilmente smetteremo di crederci.

Davide Di Tullio



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