Degrado del centro storico di Bisceglie: complicità della vecchia e della nuova politica

Vicolo di fronte alla Cattedrale invasa dalle auto

Vicolo di fronte alla Cattedrale invasa dalle auto

In una calda giornata di agosto, mi ritrovo a passeggiare per le strade del borgo antico. Giunto dinanzi all’ingresso principale della Cattedrale, attendo l’uscita di una coppia di neosposi. Mi guardo intorno. La piazza è gremita di gente stipata in uno spazio angusto, tra le scalinate della chiesa e l’intrigo di lamiere delle auto parcheggiate davanti al Museo Diocesano. Dietro di me, due coppie di turisti olandesi che osservano divertiti la celebrazione festosa agli sposi. Il cielo è terso, l’atmosfera gioiosa. Eppure non riesco a non posare infastidito lo sguardo sulle auto parcheggiate alla meno peggio. Mi divincolo tra la folla e scivolo dalla parte dell’ingresso secondario. Anche qui auto dappertutto. Qualcuna addirittura ostruisce il piccolo arco di fronte alla Chiesa Grande. I paletti dissuasori, installati per impedire il parcheggio selvaggio lungo il perimetro della Cattedrale, restringono ancora di più quello che resta della piazzetta cui si accede percorrendo Via Cardinale dell’Olio. Il Comune ha pensato bene di installarli, dopo che l’incendio di un autovettura aveva danneggiato l’ottocentesco affresco di San Cristoforo, disposto sul timpano laterale della chiesa. Tutto questo mentre campeggia un cartello di “divieto di sosta su tutta la piazza”: è uno spettacolo indegno. Eppure è quello cui cittadini e turisti assistono da anni. Quest’angolo di città sembra terra di nessuno. O forse no. In effetti, pensandoci bene, qui le regole le fanno un gruppo di persone che gestisce il parcheggio abusivo durante le decine di cerimonie che ogni anno si celebrano nella chiesa più bella della città. Sono tutti abitanti del borgo, qualcuno dei quali è una vecchia conoscenza delle forze dell’ordine. Si prendono carico di “custodire” le auto degli invitati durante la cerimonia in cambio di un “obolo” che gli sposi avranno cura di versare al responsabile della squadra. Sono personaggi che tutti conoscono a Bisceglie, il prodotto folkloristico di una comunità costituita da soggetti a cui spesso ci si riferisce divertiti per denotarne la grossolanità. Ma c’è poco da ridere. Il cuore della città antica è oggi una zona franca, dove le regole di convivenza non valgono. Da tempo, complice anche il potere dei social network, qualcuno ha cominciato a denunciare lo stato di degrado in cui versa l’area della Cattedrale. Sul gruppo Facebook, “Bisceglie SOS Rifiuti”, vengono spesso pubblicate immagini scattate dagli stessi cittadini che ritraggono rifiuti abbandonati e auto in divieto di sosta proprio nella piazza prospiciente l’ingresso della Chiesa Grande. Malgrado l’impegno, l’iniziativa non sembra solleticare l’interesse del Comune e delle forze dell’ordine.

L'ingresso della Cattedrale e del Museo Diocesano invaso dalle auto e dalla spazzatura. [Fonte: Bisceglie SOS Rifiuti]

L’ingresso della Cattedrale e del Museo Diocesano invaso dalle auto e dalla spazzatura. [Fonte: Bisceglie SOS Rifiuti]

Il degrado della zona cattedrale è paradigmatico di una situazione che riguarda l’intero centro storico. Il rilancio della città vecchia è, da almeno trent’anni, al centro delle campagne elettorali di tutte le forze politiche. Nonostante ciò, l’intreccio di discutibilissime scelte socio-urbanistiche da un lato, gli interventi di riqualificazione strutturale mal concepiti dall’altro, complice anche un colpevole disinteresse delle istituzioni, hanno vanificato qualsiasi tentativo di vederlo realizzato. Negli ultimi tempi la questione della riqualificazione sembrava essere tornata al centro dell’agenda politica e l’istituzione di una zona a traffico limito (ZTL) e la costituzione di un’area logistica per lo smistamento delle merci avrebbero dovuto avviare un processo virtuoso in questo senso. Lo prevedeva il “Documento Programmatico per la Rigenerazione Urbana della Città di Bisceglie” (DPRU) approvato dal Consiglio Comunale nel 2010. Quella della ZTL, infatti, è stata la battaglia che l’ex-assessore al Centro Storico dell’ Amministrazione Spina bis, il dott. Angelo Consiglio, ha portato avanti fino al termine del suo mandato: i varchi elettronici all’ingresso della città storica sono stati installati ed è stato stipulato con Fastweb il relativo contratto di gestione. Oggi il Comune di Bisceglie continua a pagare alcune migliaia di euro per la connessione dei varchi, malgrado la limitazione del traffico non sia partita.Basterebbe spingere un bottone ed i varchi entrerebbero in funzione” ammette, rammaricato, il dott. Consiglio, eppure tutto è fermo. Ma quello della mancata attivazione della ZTL è solo l’ultimo di numerosi atti di irrazionale negligenza che le istituzioni hanno commesso nel corso degli anni.

Il Piano Particolareggiato di edilizia economica e popolare

La situazione di illegalità e di degrado in cui versa oggi il borgo medievale ha certamente origini antiche. Il primo provvedimento che ne ha seriamente ipotecato il rilancio risale al Piano Particolareggiato del Comune di Bisceglie, emanato nel 1985 e finalizzato al recupero degli immobili fatiscenti. L’accesso al finanziamento per gli interventi di riqualificazione vincolava il Comune a convertire gli immobili restaurati in edilizia economica e popolare. Gli interventi, eseguiti con un basso budget, oltre a condizionare sensibilmente la qualità dei recuperi strutturali, ebbe il limite di concentrare in uno spazio fortemente circoscritto la residenza di famiglie caratterizzate da forte disagio sociale. Un vero e proprio processo di ghettizzazione istituzionale, che contava inizialmente su circa 220 alloggi dedicati. Il provvedimento ha certamente contravvenuto a qualsiasi buona pratica socio-urbanistica, in virtù della quale, invece, la distribuzione degli alloggiamenti avrebbe dovuto puntare ad una diluizione delle situazione più gravi, con le abitazioni popolari dislocate su tutto il territorio comunale. Ad oggi, nessun provvedimento significativo è stato preso per invertire la tendenza; tutto questo mentre il processo di accatastamento delle unità immobiliari di proprietà del Comune risulta essere ancora in itinere.

E  mentre numerosi atti monocratici di assegnazione di alloggi popolari continuavano ad essere emanati dai vari sindaci che si sono alternati nel corso degli ultimi due decenni, oggi si registrano ancora casi di occupazione abusiva da parte di cittadini che si sono rifiutati di sottoscrivere i contratti di locazione con il Comune. La nostra comunità continua così a farsi carico delle utenze (acqua, elettricità, spazzatura, ecc.) per conto degli stessi soggetti che dispongono abusivamente degli alloggi. Esemplare è il caso di un cortile localizzato nei pressi del Museo Diocesano, utilizzato come autorimessa abusiva e sottratta alla disponibilità del Museo, cui spetterebbe di diritto. L’occupante pare lo irrori frequentemente utilizzando l’acqua a spese del Comune, subaffittandolo come posteggio auto, prassi questa che sembra riguardare altri spazi occupati abusivamente.

La vicenda della STU

Le questioni socio-urbanistiche del borgo si intrecciano alla vicenda, altrettanto fallimentare, del recente tentativo di recupero strutturale degli immobili. In questo senso, l’ultimo provvedimento in ordine di tempo risale all’ultima amministrazione Napoletano e riguarda la costituzione di una Società di Trasformazione Urbana (STU), posseduta per il 5% dal Comune e per il restante 95% da capitale privato. La STU avrebbe dovuto garantire in tempi brevi il recupero degli immobili più fatiscenti, anche tramite l’esproprio di quelli posseduti da coloro che non si fossero resi disponibili a provvedere autonomamente al loro recupero. Tuttavia, una frettolosa e scriteriata perimetrazione della zona di intervento, unita ad una lacunosa comunicazione dell’avvio della STU ai proprietari interessati, ne ha di fatto neutralizzato l’efficacia. Nel 2007, il nuovo Assessore al Centro Storico Sen. Amoruso, viene incontro alle proteste dei numerosi proprietari di immobili che rischiavano l’esproprio, stralciando il 90% delle proprietà presenti inizialmente nel piano d’intervento della STU, con l’impegno da parte degli stessi proprietari di concludere il recupero degli immobili entro diciotto mesi dall’inizio dei lavori. Questo provvedimento ha finito inevitabilmente per depotenziare l’intervento della STU, fino alla sua definitiva messa in liquidazione. Con la liquidazione della STU si è persa l’occasione di rendere disponibile alloggi di edilizia agevolata, che avrebbero dovuto favorire il ricambio generazionale, stemperando una situazione socio-abitativa disastrosa. È pur vero che proprio a seguito della costituzione della STU, molti proprietari hanno avviato autonomamente interventi di recupero; tuttavia numerose sono le criticità rilevate in merito alla qualità degli  stessi e taluni sospettano irregolarità nell’esecuzione dei lavori (vani tecnici trasformate in vere e proprie sopraelevazioni, balconi abusivi, ecc.), irregolarità rispetto al quale il Comune non pare si sia mosso per accertarne la sussistenza.

Pavimentazione danneggiata dal passaggio dalle auto su via Trento

Pavimentazione danneggiata dal passaggio dalle auto su via Trento

Alla luce di quanto finora descritto, le pur meritevoli iniziative di rilancio dell’immagine del borgo antico (eventi come “Calici nel borgo antico” o “Libri nel borgo antico”) appaiono velleitarie. Il Comune, da una parte, cerca di dar lustro ad un’immagine compromessa da anni di colpevole immobilismo; dall’altra, appare assente su qualsiasi iniziativa concreta finalizzata a ristabilire la legalità. Eppure non stupisce l’atteggiamento ambiguo di tutte le amministrazioni che si sono alternate negli anni, su una questione che oggi è divenuta esplosiva. Non si può, infatti, trascurare il contributo elettorale che una quota consistente degli abitanti del borgo garantisce, per chi voglia assicurarsi il governo della città. La persistenza di una situazione emergenziale potrebbe rappresentare il grande contenitore da cui pescare, all’occorrenza, i provvedimenti clientelari di cui tanto si nutre la politica locale. Certo è difficile dimostrarlo. Intanto l’unico provvedimento che in tempi brevi potrebbe segnare la svolta nell’ opera di rilancio del nostro centro storico resta al palo. La ZTL potrebbe trasformarsi in un deterrente contro gli illeciti commessi quotidianamente nel centro storico, una decisione importante verso una completa riappropriazione del territorio da parte delle istituzioni. Qualcuno ha detto che basterebbe spingere un bottone. Quel bottone continua a non essere pigiato.

Davide Di Tullio



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