Intimazione alla sospensione dei lavori in via Lama di Macina: come è andata a finire

A seguito della nostra intimazione alla sospensione dei lavori di urbanizzazione primaria funzionali alla creazione di un’area produttiva, presso la zona Lama di Macina, il Comune di Bisceglie, per mano del dirigente dell’Ufficio Tecnico Giacomo Losapio, ha risposto puntualmente ai nostri dubbi. Come contenuto nella lettera d’intimazione, chiedevamo di sospendere qualsiasi lavoro fino a che non fosse stata fornita massima chiarezza su aspetti che ci parevano oscuri, relativi al rispetto delle prescrizioni contenute sia nel PUTT/P (che per chiarezza chiameremo Vecchio Piano Paesaggistico) sia nel PPTR (che per chiarezza chiameremo Nuovo Piano Paesaggistico). La nota tecnica elaborata tempestivamente dall’Arch. Losapio sembra non lasciare dubbi sulla totale conformità dell’appalto alle norme vigenti. L’area interessata all’intervento rientra in quello che il Nuovo Piano Paesaggistico definisce “ulteriori contesti” ed in quanto tale classificata come “paesaggio rurale”; nello specifico, il Nuovo Piano Paesaggistico fa rientrare nella categoria del “paesaggio rurale” una vasta porzione di territorio in cui è ricompresa l’area di via Lama di Macina e nella quale verranno eseguiti i lavori di urbanizzazione. Tale porzione è individuata come “parco multifunzionale delle torri e dei casali del Nord barese” ed il Codice Urbani prevede che siano tra quelle “da sottoporre a specifiche misure di salvaguardia e di utilizzazione” (D. Lgs 22 gennaio 2004, n. 42, art 134, comm. 1, lett. e).

L’art. 83 del Nuovo Piano Paesaggistico stabilisce che le misure di Salvaguardia (cioè quelle misure atte a tutelare anche i paesaggi rurali, in attesa della definitiva approvazione del Piano, oggi fermo alla fase di adozione) possano essere adottate “in tutte le zone territoriali omogenee a destinazione rurale nonché ai piani urbanistici esecutivi adottati dopo l’approvazione definitiva del PPTR(Art. 83, comm.1 delle NTA del PPTR). Tale prescrizione rende di fatto inapplicabili le Misure di Salvaguardia previste dal Nuovo Piano Paesaggistico per i “paesaggi rurali”.

L’art. 91 comm.9, presente nello stesso documento, cancella ogni speranza sulla possibilità di tutelare l’area di via Lama di Macina, poiché afferma che “l’accertamento [di compatibilità paesaggistica NdA] non va richiesto per gli interventi ricadenti nei “territori costruiti” di cui all’art 1.03 commi 5 e 6 delle NTA del PUTT/P nonché nelle aree di cui all ‘art. 142 commi 2 e 3 del Codice”. La disciplina dei “paesaggi rurali” è di fatto demandata al Vecchio Piano Paesaggistico, che prevede per i “territori costruiti” l’annullamento di qualsiasi misura di tutela paesaggistica. Da quanto riportato dalla stessa nota tecnica del Comune risulta infatti che, essendo l’area attigua alla zona di via Lama di Macina parte di un Piano di Particolareggiato approvato con Deliberazione della Giunta Regionale n. 618 del 25/01/1982, essa rientri a tutti gli effetti nella definizione di “territori costruiti”, ai sensi quanto stabilito dall’art. 1.03 commi 5 e 6 delle NTA del PUTT/P (il Vecchio Piano Paesaggistico).

A tutto ciò si aggiunga che, anche qualora l’area interessata non fosse rientrata nella definizione di “territori costruiti”, una capziosa modifica all’articolo 105 delle NTA del Nuovo Piano Paesaggistico, avvenuta con deliberazione n. 2022 del 29/10/2013, non ne avrebbe comunque impedito l’urbanizzazione, poiché l’applicazione delle norme di Salvaguardia sarebbe avvenuta solo per i “Beni Paesaggistici” (cosi come definiti dall’articolo 134 del Codice Urbani), escludendo quindi gli “altri contesti” di cui i “paesaggi rurali” fanno parte e nella quale rientra l’ambito di via Lama di Macina.

Dimostrata, dunque, la legittimità normativa dell’intervento di urbanizzazione primaria in via Lama di Macina, restano i dubbi sul buon senso di questa operazione. Ci si domanda infatti se esiste un fondamento economico che giustifichi l’espansione di un’area industriale, il cui sviluppo è stato pianificato con un Piano Particolareggiato approvato nel 1982 ma che in trentadue anni non ha mai avuto seguito. Com’è possibile ritenere vantaggioso per la collettività un investimento infrastrutturale di 4,4 milioni di euro per dare spazio a nuove imprese, quando l’Unioncamere segnala una contrazione del numero di imprese attive in Puglia sul 2014? Come giustificare lo stesso investimento per agevolare la crescita di spazi produttivi, mentre l‘ISTAT registra decine di capannoni sfitti ed invenduti tra le attuali zone industriali di Molfetta e Bisceglie? Come accettare la perdita di decine di ettari di suolo agricolo, insieme alle vestigia del nostro paesaggio rurale, mentre fenomeni meteorologici sempre più estremi mettono a rischio l’integrità e la sicurezza del nostro territorio, come già accaduto nella zona industriale di Molfetta? Stiamo assistendo ad un lento ed inesorabile stillicidio del nostro territorio, a dispetto delle dichiarazioni di facciata dei nostri amministratori, tutti protesi, a parole, a difenderlo dalla cementificazione e grandi sostenitori della nostra unica vera risorsa: l’agricoltura. Tutto questo, mentre l‘ISPRA nel 2014 ha inserito Bisceglie tra i Comuni a più alta impermeabilizzazione dei suoli (tra il 10 ed il 15% del suo territorio). Il problema evidentemente coinvolge l’amministrazione del territorio a vari livelli. Il finanziamento erogato dalla Regione Puglia appare configurarsi a tutti gli effetti come il più classico dei finanziamenti a pioggia. Non riusciremmo a comprendere altrimenti quale sia il criterio di destinazione di tali risorse. Una qualsiasi valutazione dei costi e dei benefici ne avrebbe suggerito la destinazione verso obiettivi più utili, anziché puntare su una infrastrutturazione del territorio che è spesso causa di problemi socio-ambientali per la cui soluzione si debbono utilizzare ulteriori risorse, in una spirale viziosa senza soluzione di continuità. Riusciremo mai a recuperare la ragione?

Davide Di Tullio

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