La vicenda del Bar D’Aragona: rischio desertificazione commerciale per via Nazario Sauro

L'ingresso di Bar D'Argona, su via Nazario Sauro. Sotto i portici, l'unica illuminazione garantita è quella delle attività commerciali. Malgrado il progetto lo preveda, la ditta appaltatrice non ha ancora predisposto l'illuminazione pubblica.

L’ingresso di Bar D’Argona, su via Nazario Sauro. Sotto i portici, l’unica illuminazione garantita è quella delle attività commerciali. Malgrado il progetto lo preveda, la ditta appaltatrice non ha ancora provveduto all’installazione dell’illuminazione pubblica.

La signora Lucia ci fa accomodare nel locale appena ristrutturato offrendoci un caffè mentre, fuori,  il vento soffia su una via Nazario Sauro desolata.  Il Bar D’Aragona lega inevitabilmente il proprio destino a questa porzione di città. Una zona che, suo malgrado, sta diventando il simbolo delle promesse mancate.

La signora Lucia, che da cinque anni ha preso possesso dell’attività insieme al marito, non nasconde l’amarezza. Si sente abbandonata, dileggiata. “Abbiamo speso più di 80 mila euro per il trasloco e la ristrutturazione dei locali” e confessa “ho dovuto vendere una casa di proprietà per poter pagare i lavori”. Il bar, piccolo e confortevole, ha subito, infatti, un importante intervento di restauro, seguendo le minuziose prescrizioni della Sovrintendenza. I cantieri, poi, hanno inferto un duro colpo alle casse dell’attività; “Per alcuni mesi abbiamo incassato una media di soli 30 euro al giorno e tutto questo senza che il Comune abbia speso un euro per risarcirci del danno subito a seguito dei lavori” stigmatizza la titolare. Dovevano durare dieci mesi, si sono conclusi quasi due anni dopo, rallentanti dal dietro front del Comune che ha voluto ripristinare il doppio senso di marcia, a seguito delle rimostranze di alcuni commercianti. In conseguenza di questa scelta, un paio di negozi che avevano i propri locali lungo le mura aragonesi hanno pensato bene di cambiare aria e trasferirsi altrove, accelerando cosi il processo di desertificazione commerciale di questa strada. Ammette Lucia, “via Nazario Sauro riqualificata resta ancora una bretella, un luogo da cui passano in tanti, ma in cui si fermano in pochi”. E come potrebbero? La via,  nonostante le ingenti risorse investite nell’imponente opera di ripulitura e valorizzazione, non ha cambiato la sua funzione. E, in mancanza di una riorganizzazione complessiva dell’area, il perentorio divieto di sosta su ambo i lati non migliora certo la situazione per i commercianti che ancora resistono. La titolare di Bar D’Aragona ricorda della solerzia dei vigili urbani nel multare coloro che posteggiavano le auto infrangendo il divieto; tuttavia, non essendo questo un luogo deputato al passeggio e non disponendo di un’area parcheggi al servizio della zona portuale, la clientela si è drasticamente ridotta. Di vigili non se ne vedono più, ma resta la superficialità di una scelta che la signora Lucia commenta lapidariamente con una battuta: “se non si provvederà ad attivare l’area pedonale questa zona ripiomberà nel degrado di sempre”. Per tutta risposta, con la recente ordinanza n°191/1994, il Comune ha deciso per il limite di 20 Km/h e l’installazione di dissuasori della sosta lungo le mura aragonesi, mentre latita nell’attivare  l’illuminazione sotto i portici (previste dal progetto) e che, secondo la signora Lucia, “non verrà mai completata”. L’intervento va in senso contrario a quello che ci si auspicava, gettando altra benzina sul fuoco del processo di desertificazione commerciale dell’area. La strada ripavimentata riacquista cosi, una volta per tutte, il suo status di “bretella”. Non si potrà sostare dunque, ma non si potrà neanche godere di una tranquilla passeggiata. Il waterfront, inaugurato con i migliori auspici dall’amministrazione, torna ad essere un “non-luogo” un crocevia senz’anima, un spazio sospeso.  In molti ritengono irricevibile l’ipotesi di chiusura al traffico via Nazario Sauro. Ma a parte generiche motivazioni legate alla scomodità di raggiungere la propria abitazione, nessuno sembra parlare con cognizione. Un intervento di questo tipo necessita evidentemente di soluzioni graduali:  per cominciare la sperimentazione di una chiusura parziale, limitata ad alcuni giorni della settimana; il cambiamento di alcuni sensi di marcia, la disponibilità di mezzi alternativi di trasporto; una più razionale sincronizzazione degli impianti semaforici. La pedonalizzazione insomma non è un intervento localizzato, ma riguarda l’intera città.   E la domanda sorge spontanea: qual è il senso di un intervento cosi importante, in termini di spesa, se non ambisce ad un salto di qualità per Bisceglie? Che differenza c’è tra il degrado di una striscia di asfalto che lambisce il porto e quello di un boulevard ripavimentato? La risposta sta probabilmente in quei 4,4 milioni di euro di soldi pubblici investiti in questo progetto. Appare evidente che, la riqualificazione del waterfront incontra nella vicenda del Bar D’Aragona il suo peggior epilogo. Stando cosi le cose, gli effetti urbanistici di questo intervento sono nulli mentre, da un punto di vista strettamente commerciale, stanno portando paradossalmente alla desertificazione economica di via Nazario Sauro. Presto anche le conseguenze estetiche di questa non scelta non tarderanno ad emergere, visto che il passaggio delle auto sta già deteriorando il manto lapideo, vanificando, nel contempo, la minuziosa pulizia delle strutture murarie. Dunque la tanto sbandierata  “ricucitura” tra Centro Storico e il bacino portuale non c’è stata. Resta la frattura ed anche l’illusione di veder rinascere il  borgo antico, che fiorì nel millenario isolamento ed è caduto in disgrazia con l’avvento del traffico motorizzato.

L'apertura di via della Repubblica negli anni 50'. L'intervento strappo il borgo antico dal suo millenario isolamento, catalizzando la disordinata cresita urbanistica verso l'area del Macello e del Seminario

L’apertura di via della Repubblica negli anni 50′. L’intervento strappò il borgo antico dal suo millenario isolamento, catalizzando la disordinata crescita urbanistica verso l’area del Macello e del Seminario

Questo progetto avrebbe dovuto essere il simbolo di una azione pubblica ben riuscita. L’esempio concreto di come un intervento di riqualificazione urbana non si traduca esclusivamente in un’operazione di recupero architettonico, ma dia vita ad un’azione di recupero culturale, pensata per restituire autenticità ad un luogo, potenziandone la capacità di condensare identità storica e sociale. Data la strettissima relazione tra rivitalizzazione delle attività economiche e rigenerazione urbana, quella stessa azione avrebbe dovuto convertirsi in un’opportunità di investimento e crescita per gli imprenditori locali, anche per sviluppare quella vocazione turistica che Bisceglie non è ancora in grado di vivere e che la pedonalizzazione di via Nazario Sauro, con i dovuti limiti contribuirebbe a favorire, specie nella fase nascente. Tutti gli interventi messi in atto per rilanciare l’immagine urbana tradirebbero la propria natura se si riducessero a finalità meramente estetiche e architettoniche perché riqualificare significa anche migliorare gli spazi, i servizi nella gestione del traffico, pensare al progresso economico e a quello sociale come integrati, focalizzando l’impresa e valorizzandola nella città, nel territorio. La vicenda della signora Lucia dimostra tutta la limitatezza di quegli interventi che, pur concepiti in un progetto più ampio di pianificazione, si trasformano in “micro” operazioni disarticolate se non opportunamente supportati da politiche e scelte in grado di esprimerne il potenziale di vivibilità. Qualunque azione che si annunci come definitiva soluzione ad un problema, invece di convertirsi in una opportunità per la città, rischierà di tradursi puntualmente in un’opera incompiuta, o in nuove difficoltà, magari radicalizzando le criticità a cui quegli stessi interventi volevano far fronte. Non v’è l’ingenuità di credere che una pedonalizzazione faccia risorgere l’economia biscegliese o che metta in discussione le scelte e le politiche di gestione urbana finora condotte. Quello che si auspica è che la pedonalizzazione di Via Nazario Sauro rappresenti, come esigenza, come richiesta , ancor prima che come scelta urbanistica, il segno di una nuova sensibilità  e di una nuova visione culturale maturata tra cittadini ed istituzioni locali, pronti ad accogliere la sfida di concepire, sperimentare, praticare modelli, logiche e dinamiche alternative di sviluppo urbano.

Davide Di Tullio – Vita Liuzzi

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