Poche luci e molte ombre sulla gestione del patrimonio immobiliare comunale biscegliese

 

Fonte: Wikipedia

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È inquietante la fotografia che emerge dall’analisi dei dati pubblicati sul sito istituzionale del Comune di Bisceglie, sotto la voce “Beni immobiliari e gestione patrimonio”. Sviscerando le tabelle consultabili sul sito, parrebbe delinearsi una gestione non proprio oculata degli introiti derivanti dagli affitti attivi e dalle concessioni di immobili ad uso abitativo e non abitativo nelle disponibilità dell’Ente. Il dato fa riferimento al biennio 2013-2014. Sarebbero circa 400 i soggetti che hanno usufruito di immobiliari di proprietà comunale (si veda QUI la tabella denominata “canoni di locazione percepiti); in particolare, per il 2013 risulterebbero 340 persone fisiche più altre 61, tra Enti e persone giuridiche. La stessa tabella riporta anche i codici dei contratti stipulati tra i locatari/concessionari ed il Comune. Sul totale, per solo 88 di essi è possibile risalire al codice contratto, poco meno del 25% sul complessivo. Pertanto, fatta salva una manciata di immobili dati in concessione gratuita ad Enti Pubblici e ad associazioni, risultano più di 300 soggetti occupanti di cui non si hanno informazioni pubblicate in merito ad eventuali contratti di locazione/concessione. Si tratta di occupazioni irregolari o di una semplice dimenticanza? Sta di fatto che la tabella riporta generalità degli occupanti (quasi tutte persone fisiche) ed importo dell’affitto/concessione; se ne deduce che nel 2013 le unità erano effettivamente abitate o concesse a qualcuno.

Scorrendo la lista, è interessante notare la ridondanza di alcuni nomi. Tra gli immobili che risultano occupati ma sprovvisti di codice contratto, ve ne sono alcune attribuiti simultaneamente ad una stessa persona fisica. Trattandosi, nella maggioranza dei casi, di immobili appartenenti al patrimonio di edilizia residenziale pubblica, come è possibile che ad uno stesso soggetto ne siano state assegnate più di una?

Qualche chiarimento potrebbe fornirla un’altra tabella denominata “elenco immobili posseduti e riferita all’anno 2014 (si veda QUI per la consultazione): alla colonna “canone” il valore complessivo del canone per affitti e concessioni dell’intero patrimonio municipale è calcolato in circa 470 mila euro; di questi solo 190 mila euro risulterebbero versati, mentre mancherebbero all’appello 280 mila euro, un ammontare pari a circa il 60% del canone complessivo spettante al Comune. Nello specifico, per quanto riguarda gli immobili ad uso residenziale rispetto ai quali non risultano riscossioni, un centinaio sono localizzati nel Centro Storico, la maggior parte dei quali in via Tevere, Strada Guardiano, Strada San Giacomo, Strada Forno Piazzetta, Largo Purgatorio, San Domenico ed in zona cattedrale (Pendio San Rocco, Strada San Donato, Pendio San Matteo); altri presunti coinquilini irregolari sono invece domiciliati presso via della Repubblica, via Taranto e via Prof. Di Terlizzi, mentre significativi sarebbero i casi di presunte irregolarità di alcuni concessionari presso la Piazza del Pesce. È interessante rilevare come alcuni di questi immobili siano localizzati lungo strade caratterizzate da cronici fenomeni di degrado, da tempo diffusi nel  Centro Storico, come ha già avuto occasione di denunciare recentemente il Comitato Salviamo il Paesaggio di Bisceglie (si veda QUI).

Emerge, cosi, un quadro con poche luci e moltissime ombre. Sono forti le perplessità  sulle attività degli uffici di Palazzo San Domenico tese a valorizzare l’imponente patrimonio immobiliare pubblico, mentre scarseggiano i servizi essenziali di cui avrebbero bisogno le fasce più deboli della città. A ciò si aggiunga che Bisceglie attende da almeno trent’anni la pubblicazione di un regolare bando pubblico per l’assegnazione delle case popolari; una situazione incresciosa, che ha lasciato nel far west la risoluzione del problema casa per i meno abbienti, alimentando spesso subdoli fenomeni di clientelismo, coinvolgendo trasversalmente tutte le forze politiche che si sono alternate al governo della città.

Che il Comune sia ben a conoscenza del fenomeno e non si adoperi efficacemente per contrastarlo è confermato da ciò che emerge dal Bilancio Preventivo 2014; infatti, a fronte di un valore di canoni e concessioni stimato in 470 mila euro, l’Ente ha preventivato di ricavare da “Fitti reali di fabbricati ad uso abitativo” e “Fitti reali di immobili non abitativi” un totale di soli 155 mila euro (si veda QUI, pag. 11 del Bilancio).

Accanto al grave fenomeno di insolvenza si delinea quello, presunto, dell’occupazione abusiva di immobili, da parte di centinaia di cittadini. Una situazione fortemente sottovalutata e la cui entità potrebbe aggravarsi notevolmente se si considerasse il costo delle utenze (acqua, luce, ecc.) che gli inquilini irregolari scaricherebbero sul bilancio comunale.

Se una spiegazione esiste, vorremmo che qualcuno ce la raccontasse, ma dovrà essere molto, molto convincente.

Davide Di Tullio

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