Poca retorica e molto lavoro: la silente rinascita del Centro Storico di Molfetta

Nuove attività commerciali nel centro storico di Molfetta

Nuove attività commerciali nel Centro Storico di Molfetta

È stato sufficiente spostarsi a soli 10 km da Bisceglie per rendersi conto di quanto la tenera ed inconcludente retorica della nostra attuale classe dirigente abbia le gambe corte, uno sforzo mediatico che assomiglia sempre più ad una classica arrampicata sugli specchi. È il sogno di una notte di mezz’estate quello di Molfetta, che risvegliatasi bruscamente dall’incubo dello scandalo milionario del suo mastodontico ed incompiuto porto commerciale targato Azzollini, riprende umilmente coscienza puntando sulla sua vera ed unica ricchezza: il Centro Storico ed il suo lungomare. Una storia cominciata negli anni 80’, quando si decise di mettere mano all’agonizzante borgo marinaro ed iniziare un lungo ma inarrestabile processo di recupero, oggi oramai avviato a conclusione. A partire dalla metà degli anni 90’, i programmi di restauro diventano una realtà. Viene riadottato il piano particolareggiato con la realizzazione di programmi di edilizia residenziale pubblica, destinandone tre isolati; a partire dal 1996, tramite bandi pubblici effettuati a più riprese, comincia la vendita ai privati di proprietà immobiliari comunali per le quali non esiste vincolo di edilizia popolare. Alcuni di questi bandi prevedono diritti di prelazione per i soggetti già presenti ed interessati ad ampliarsi. Data la forte frammentazione della proprietà, si ricorre allora ad iniziative pubblico-private: per il recupero di alcuni isolati, il Comune acquisisce la proprietà e vende all’asta singoli immobili a consorzi di imprese private, cooperative, singoli cittadini che si impegnano a effettuare il recupero primario e a rivendere a prezzo controllato i rustici recuperati. Vengono anche concessi piccoli finanziamenti in conto capitale o in conto interessi per opere di restauro, risanamento conservativo e manutenzione straordinaria. Viene infine effettuato il recupero di alcuni immobili pubblici come il torrione Passari.

Piccolo parco attrezzato ricavato nella pertinenza di un rudere nel cuore del Centro Storico di Molfetta

Piccolo parco attrezzato ricavato nella pertinenza di un rudere nel cuore del Centro Storico di Molfetta

Iniziative a tutto tondo, basate su un’intelligente e bilanciata messa a cantiere di edilizia pubblica ed edilizia convenzionata, dove il ruolo dell’investimento privato è centrale, nel rispetto dell’attività di indirizzo e pianificazione del Comune di Molfetta, a cui resta comunque saldamente in mano la regìa dell’intero processo di risanamento del Borgo. A tutto ciò si aggiunga l’ambizioso programma di recupero del lungomare di Molfetta, già avviato con la pedonalizzazione dell’area fronte mare dinanzi al Duomo e che prevede interventi lungo tutta la fascia costiera urbana. Nel 2015 il Comune di Molfetta, unica città italiana, parteciperà al bando internazionale “European 13”, grazie al quale giovani architetti di tutta Europa potranno proporre  soluzioni per il recupero del Waterfront. Un progetto ambizioso, organico, in continuità con un’idea di città che lentamente sta portando i suoi frutti. Il Centro Storico di Molfetta è oggi ben illuminato e pulito, a tratti silenzioso ma anche vivace. Numerosi giovani imprenditori locali hanno deciso di aprire attività commerciali che sposano rispettosamente  gli spazi recuperati, grazie anche alla recente attivazione della Zona a Traffico Limitato, seguendo l’esempio di altri importanti comuni rivareschi come Trani, Giovinazzo e Polignano. Un’atmosfera che rende ancora più stridente il paragone con il bellissimo e maltrattato Centro Storico biscegliese. La recente inaugurazione del Waterfront in via Nazario Sauro, ancora sostanzialmente aperto al traffico nei due sensi di marcia, è divenuto oggi il flebile ed etero paravento di cartapesta che cela, agli occhi dei più, l’oscurità che ha ingoiato il nostro borgo e da cui non si riesce a riemergere. Un luogo su cui si è detto tutto ed il contrario di tutto, abbandonato a se stesso, sfregiato da interventi di recupero irrispettosi e posticci, dall’abusivismo, soffocato dal traffico motorizzato, abbandonato alla sporcizia e al degrado, frutto anche di una dissennata gestione del patrimonio edilizio pubblico, che conta oggi più di duecento unità abitative, un centinaio delle quale occupate abusivamente. Tutto ciò malgrado gli ambiziosi programmi di recupero partiti con il piano particolareggiato alla metà degli anni 80’, la rovinosa esperienza della Società di Trasformazione Urbana, fallita prima ancora di dare i suoi frutti, gli eterni restauri che ancora oggi interessano l’area del Castello, i milioni di euro investiti per recuperare il porto e ripavimentare alcune delle principali strade della Borgo per finire alla falsa partenza della ZTL. Ingenti risorse spese spesso senza un razionale piano di recupero socio-urbano, che ha sistematicamente ignorato i

Rifiuti abbandonati nei pressi di Palazzo San Domenco, sede del Comune di Bisceglie

Rifiuti abbandonati nei pressi di Palazzo San Domenco, sede del Comune di Bisceglie

problemi concreti. Una situazione che eredita quarant’anni di mala gestione, a cui però, ancora oggi, non si ha il coraggio di opporre seri interventi, per arrestare quel processo di ghettizzazione delle fasce più disagiate della popolazione che ivi risiedono e strappare dalla marginalizzazione urbanistica quello che più che una risorse pare rappresentare un incubo per Bisceglie. Questo ostinato e connivente tentativo di ignorare sistematicamente le gravissime problematiche del Centro Storico, emblematicamente rappresentato dalle roboanti promesse mancate di revisione della mobilità motorizzata sul Waterfront e nel Centro Storico, ci pare solo allungare la miccia di quella grande polveriera che è diventata questa porzione di città, una sorta di Grand Hotel Abisso in cui paiono dormire sonni tranquilli amministratori vecchi e nuovi, rincuorati dal giudizio dell’ennesima icona cafonal, che si arrischia a paragonare il nostro porto a quello di una Portofino qualunque e che con l’inossidabile ottimismo di sempre, paia volerci dire “è Bisceglie baby”.

Davide Di Tullio

 



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