Poeti, santi e baciapile

Fonte: Corriere della Sera

Fonte: Corriere della Sera

Pensavamo che la figura del baciapile fosse tramontata, icona di un tempo passato che ormai appariva sbiadito, portando con se il simbolo di una genuflessione al poter spirituale. Ma dobbiamo ricrederci. Qui, alle nostre latitudini, è ritornato in auge ed appare più in forma che mai.
Domani 29 agosto, alle ore 10.00, in occasione del nuovo consiglio comunale, verrà presentato il progetto della nuova Parrocchia Stella Maris. L’operazione prevede la costruzione di un edificio di culto in via Luigi Di Molfetta, nei pressi di Salsello. L’intervento, finanziato dalla Arcidiocesi di Barletta-Andria-Trani, potrà essere portato a termine solo previa disponibilità dei suoli. Peccato che il terreno su cui dovrebbe sorgere la chiesa sia di proprietà del Comune. Poco male. Il nostro Sindaco si è immediatamente adoperato per cedere, a titolo gratuito naturalmente, il suddetto terreno, motivando l’atto come “un importante passo avanti per favorire l’esercizio del culto e la promozione di attività sociali e culturali nel quartiere di Salsello”.


Vorremmo far notare, pacatamente, l’inopportunità di un provvedimento che prevediamo viaggerà su un’autostrada a quattro corsie verso l’approvazione. Intanto, non abbiamo conoscenza di una discussione sul merito dell’operazione con i legittimi proprietari del terreno, cioè tutti i biscegliesi. L’atto ci pare sorprendentemente contingentato nei tempi e nei modi. Non si era mai vista tanta solerzia da queste parti. Spuntato il progetto di cui tutti noi ignoravamo l’esistenza, eccoti un consiglio comunale bello e pronto per le formalità del caso; addirittura di buona mattina (da queste parti non ci si alza mai prima delle 10.00)!!
Vorremmo inoltre far notare (sempre pacatamente) che, a parte la forzatura di non consultare i propri cittadini sulla gestione un po’ autoreferenziale (seppure legittima) di un bene comune (non si fa dai…) urbanisticamente questo progetto non ci pare davvero una scelta azzeccata. Il terreno sul quale si vorrebbe edificare la chiesa è localizzata in un’area fortemente congestionata, ancorché dal valore immobiliare non proprio trascurabile (da 1900 a 2500 €/mq per l’edificato, secondo un dato delle Agenzie delle Entrate). Scommetto trenta sesterzi, che qualsiasi imprenditore con un po’ di grana farebbe carte false per accaparrarsi questo fazzoletto di terra e costruirci su una bella residenza estiva. Ma siccome siamo acerrimi nemici della cementificazione, pensare ad un’area attrezzata o ad una piazzola di interscambio per i mezzi pubblici/privati ci pare forse più generoso e, perdonateci l’arroganza, forse un po’ più sensato (è molto semplice quando le buone idee scarseggiano). A scanso di equivoci, noi saremmo per la libera Chiesa in libero Stato, non per la libera Chiesa in uno Stato gratis. Avremmo poi qualche obiezione sul taglio “sociale” e “culturale” del progetto. Ma non è che se siamo musulmani, buddisti, induisti o crediamo nel lato oscuro della forza poi non possiamo più accedere a questi spazi? No, perché ci roderebbe un po’ regalare il nostro giocattolo per poi non poterci più giocare. Un po’ come è successo per le migliaia di euro donati alle Parrocchie per non ben precisati progetti culturali o ai 9000 euro elargiti all’Arcidiocesi come “contributi per oneri di urbanizzazione all’edilizia di culto” (biennio 2014-2015) [Fonte: Comune di Bisceglie]. Tutto tratto dal grande calderone delle “Sovvenzioni, contributi, sussidi, vantaggi economici” a cui attingono decine di soggetti privati, enti, associazioni. Prebende il cui budget è quasi raddoppiato nel 2014, rispetto al 2013, e che si mantiene sulla stessa quota dell’anno precedente anche per il 2015 (poco più di 400 mila euro). Danaro pubblico elargito a pioggia come “Contributo straordinario urgente”, tra cui donazioni compiute a favore di quarantacinque famiglie caratterizzate da “grave disagio sociale”, i cui criteri di distribuzione paiano decisamente discrezionali (l’assegnazione avviene tramite una semplice determina dirigenziale).
E cosi un altro pezzo di bene comune diventa bene della comunità cattolica. Ci piacerebbe poter partecipare a questa bella compagnia, che pare diventare sempre più l’ago della bilancia nelle scelte (laiche?) del Comune per conto delle suoi cittadini oramai sempre più pecorelle smarrite. Forse dovremmo metterci anche noi devotamente in fila per donare le chiavi della città  alle icone dei tre Santi Protettori, che se potessero parlare avrebbero tante da dire. Chissà magari si lamenterebbero di tutti questi baciapile che circolano in città e ci esorterebbero a genufletterci di meno per non rischiare di rimare carponi per il resto dei nostri giorni.

Davide Di Tullio



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