Ambiente, territorio e coesione sociale: il déjà vu della retorica spiniana

IMG_4339 (1)Non si sta facendo dell’ironia quando si afferma che l’amministrazione Spina non si è certamente distinta per la particolare negligenza rispetto a chi lo ha preceduto. In questo senso, l’approccio clientelare e trasformistico, nonché la grande tolleranza verso una diffusa illegalità, segue quel lungo filone DC – Comunisti Italiani – Casa della Libertà che come un serpente costrittore ha ipotecato le speranza di un futuro di benessere duraturo per la nostra città. Ne è la riprova il ruolo di guardiano silente affidato in consiglio comunale all’ex sindaco Napoletano, nonché la sorprendente ostilità di un gruppetto di tesserati PD, capeggiati dal sig. Galantino, che con ammirevole protervia, si ritrova puntualmente dalla parte dell’attuale primo cittadino (teoricamente il loro vero avversario politico), con l’obiettivo sempre più esplicito, di isolare politicamente alcuni “compagni” e vanificare il tentativo di ritrovare un minimo di coerenza e dignità rispetto a presunti valori di sinistra. In questo senso, la sostanziale assenza del consigliere e deputato Boccia, nonché i timidi tentativi del consigliere Angarano e del segretario di sezione Rigante di salvare il salvabile (ormai stretti nella morsa dei diktat di partito) appaiono sempre più come la classica arma spuntata contro l’arroganza di una maggioranza informe, dove i frequenti cambi di casacca e la ridefinizione di equilibri interni ci ripropongono il solito patetico teatrino, lasciando irrisolti i veri problemi di Bisceglie. In questo scenario, complice anche una certa disattenzione della Procura di Trani rispetto a vicende amministrative quanto meno inquietanti ed una reazione lungamente sopita delle forze antagoniste come il Movimento Cinque Stelle, era inevitabile che il più ambizioso dei capibastone dovesse primeggiare, presidiando la “invincibile armada” della comunicazione di regime, vera potenza di fuoco di questa Giunta e dei suoi mandarini cinesi. Una strategia, neanche troppo raffinata, per distrarre sistematicamente l’opinione pubblica sulla mancanza di una concreta idea di città, un operazione di “green washing”, incardinata sul ricorso sistematico di termini come “ambiente”, “territorio”, “sviluppo”, “coesione sociale”, che cela il baratro senza fine, una vacuità di intenti che lascia sgomenti come nell’attesa di un impossibile svolta a guardia del deserto dei Tartari. Il piano di “grandi opere” lanciato a tambur battente dal nostro primo cittadino, si presenta oggi come l’ennesimo grande bluff, il volto apparentemente efficiente di un’azione amministrativa che si alimenta di magnifici rendering e paesaggi visionari, di progetti presentati belli e fatti, il cui tempismo lascia perplessi i più dubbiosi, fino a divenire amara certezza quando si scopre che la riqualificazione di Piazza San Francesco si è avvalsa della collaborazione (pagata) del socio in affari del consigliere di maggioranza Pietro Consiglio, l’architetto De Cillis, celando, neanche troppo velatamente, il perenne conflitto d’interessi che contraddistingue l’operato del Comune. Dalla concessione della spiaggia di Salsello all’assessore Ruggieri, a quella della piscina comunale al moroso Nicotel, per il tramite della sig.ra Barra, nella duplice veste di assessore del Comune e direttrice dello stesso albergo, pare di assistere ad una amministrazione “a la cart”. Il consenso elettorale che certamente ne viene rafforzato è solo un incidente di percorso. Che non si insinui mai la possibilità che il tutto possa essere stato imbastito ad arte. Come è assurdo ipotizzare che il passaggio del consigliere Luigi Di Tullio dai Comunisti Italia al Gruppo Misto prima, e da quest’ultimo ai caldi lidi della maggioranza spiniana poi, sia legata in qualche modo all’assunzione del fratello Mauro presso la Camassambiente, l’azienda che ha in concessione il servizio di raccolta dei rifiuti a Bisceglie; assunzione osteggiata in passato dallo stesso Sindaco, il quale poteva allora avvalersi di una solida maggioranza, un lusso che oggi non pare affatto essere cosi scontata. Da una parte, dunque, la “cura” delle relazioni interpersonali, dall’altra gli interventi “spot” passati sotto la reclam della “grande opera”. Progetti costosi e, talvolta, condivisibili (almeno in linea di principio), ma che non sciolgono i nodi strutturali che bloccano un definitivo rilancio sociale, economico ed urbanistico della città. Più che un piano di opere pubbliche, quella dell’amministrazione Spina pare configurarsi come un arduo gioco d’equilibrio, in cui si tenta di restare a galla fino alla prossima tornata elettorale, evitando quanto più possibile di pestare i piedi alle persone sbagliate. Filosofia che ricorda quella dell’illustre predecessore Napoletano, divenuto emblema di malgoverno, dopo il sostanziale fallimento dell’era del “grande cantiere Bisceglie”: fiumi di denaro spesi in opere tra le quali spicca la “pietrificazione” delle spiagge di ponente o il porto turistico, finito con il deturpare il vecchio waterfront settecentesco e divenuto appendice di un sistema portuale periferico, senza apportare alcun contributo all’economia della città. Visto che l’ordinaria amministrazione della città resta al palo, il rastrellamento dei finanziamenti per investimenti pubblici diviene il minimo sindacale per giustificato l’operato degli inquilini di Palazzo San Domenico. Tant’è che le spettacolari inaugurazioni, palcoscenico ideale per la smodata ambizione del nostro primo cittadino, ingigantiscono di molto il mediocre operato di un’amministrazione che di fatto agisce per inerzia. La macchina del consenso è un enorme tritacarne mediatico. E mentre si inaugura in pompa magna la fine (presunta) dei lavori di restauro del Castello Svevo, si scopre che metà della struttura è inagibile (torri perimetrali e camminamenti) e, dunque, il Sindaco ha celebrato, grazie anche all’ingenua eco della stampa, il “Castello dimezzato”. Ancora una volta (e chissà per quanto ancora) questa amministrazione copre le macroscopiche lacune del suo operato con i soliti giochi di prestigio. In occasione dell’ultimo consiglio comunale il consigliere Angarano, ha sollevato condivisibilmente, seppur in ritardo, le questione della mancata attivazione della Zona a Traffico Limitato (ZTL) nel Centro Storico e quella esplosiva delle occupazioni abusive di immobili di proprietà comunale entro le mura del borgo antico (ne avevamo discusso ampiamente QUI); in altra sede, il M5S ha invece richiamato l’attenzione sul PUG, il nuovo Piano Urbanistico Generale sulla quale a distanza di dieci anni dal suo concepimento non si è ancora aperta una vera discussione pubblica in merito alla sua approvazione. Sia per la questione Centro Storico che per quella del PUG il Sindaco fa orecchie da mercante, se si eccettua una battuta che lo stesso ha fatto in merito alla ormai prossima attivazione della ZTL (ma non si sa né come né quando). Tutti ambiti che richiederebbero una solida presa di posizione dell’amministrazione comunale, sebbene fortissimo è il rischio di scontrarsi con un segmento consistente di elettorato (la potente lobby dei costruttori da un lato e quella degli abusivi nel Centro Storico dall’altro) e compromettere definitivamente i sogni di gloria del Sindaco e della sua schiera di cortigiani. Dunque per ora più che parlare di politica del “ex-post” possiamo indiscutibilmente parlare di regime dello “status quo”. Che dire…benvenuti nella città dei “déjà vù”.

Davide Di Tullio

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