Occupazioni alloggi popolari nel Centro Storico di Bisceglie. La polizia giudiziaria fà chiarezza

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In data 21 maggio 2015 l’Associazione Bisceglie Vecchia Extramoenia ha inviato alla Corte dei Conti e, per conoscenza, alla Procura di Trani, una segnalazione in merito alla questione delle mancante riscossioni e delle presunte occupazioni abusivi di immobili di proprietà comunale, molti dei quali localizzati nel Centro Storico. La questione era stata sollevata in seguito ad alcune lacune ravvisate nella documentazione pubblicata sul sito istituzionale del Comune di Bisceglie e di cui avevamo ampiamente discusso QUI.  La Procura è intervenuta nel mese di giugno affidando le indagini alla Sezione Operativa di Polizia Giudiziaria della Guardia di Finanza di Trani. L’attività investigativa ha chiarito alcune questioni su cui persisteva un dubbio di fondo. Intanto, come emerge chiaramente dalla relazione della stessa polizia giudiziaria, è stata effettivamente riscontrata una carenza informativa in merito ad alcune occupazioni segnalate nell’elenco disponibile on line sull’sito del Comune. A seguito della segnalazione, il responsabile del procedimento amministrativo “Amministrazione Trasparente” (disciplinato ai sensi del D.Lgs nr 33 del 14/03/2013) , dott. Francesco Angelo Lazzaro,  ha disposto, infatti, ex-novo l’inserimento delle specifiche relative alle delibere, agli atti monocratici e alle ordinanze sindacali che negli anni hanno disciplinato l’assegnazione degli alloggi popolari, là dove inizialmente tale informazione risultava assente. L’indagine ha chiarito che gli uffici competenti hanno assunto una condotta rispettosa della normativa vigente e, dunque, non sono stati ravvisati indizi penalmente rilevanti.

L’intervento, oltre a garantire una maggiore trasparenza nell’accesso alle informazione sul patrimonio immobiliare comunale, ha fornito ulteriori elementi per delineare un quadro d’insieme sulla scellerata gestione degli alloggi popolai, con particolare riguardo agli immobili localizzati nel centro storico. Quello delle case popolari è argomento delicato, perché coinvolge centinaia di famiglie, spesso in stato di grave disagio economico e sociale. Tuttavia da molto tempo si discute sull’opportunità di concentrare l’edilizia popolare nel centro storico, operazione che, a detta di molti, risulta incompatibile con il decennale tentativo di rilancio e valorizzazione del borgo. La questione affonda le sue radici in un piano di edilizia popolare approvato nel lontano 1985 (si veda QUI per ulteriori approfondimenti in merito). A distanza di trent’anni vige ancora una situazione di forte degrado urbanistico, con ampie porzione della città vecchia in evidente stato di abbandono, fenomeni di abuso edilizio (anche su immobili di proprietà privata di recente ristrutturazione), gravi lacune nel conferimento dei rifiuti, soprattutto in alcune vie (si veda QUI la recente denuncia da parte del Comitato Salviamo il Paesaggio). Nell’elenco aggiornato, viene riportato il riferimento agli interventi in sanatoria che hanno interessato sia il patrimonio immobiliare gestito direttamente dal Comune, sia quello di competenza dell’Agenzia Regionale per la Casa (ARCA), ex IACP. Su un totale di 387 immobili, localizzati su tutto il territorio comunale, alla data di emanazione della sanatoria, 192 presentavano una situazione di irregolarità abitativa. La sanatoria è stata disciplinata con l’approvazione della L.R. 31 Dicembre 2007, n. 40. L’art. 20 della suddetta legge integra e modifica la L.R. del 12 gennaio 2005, n. 1,  in virtù della quale Chiunque occupi senza averne titolo un alloggio di edilizia residenziale pubblica alla data del 30 novembre 2004 può chiedere la regolarizzazione del rapporto locativo, a condizione che non abbia sottratto il godimento dell’alloggio ad altro assegnatario già individuato in graduatoria definitiva pubblicata” (art. 60, comma 1, L.R. del 12 gennaio 2005, n. 1), come poi effettivamente avvenne per le centinaia di occupanti abusivi, dando la possibilità di “chiedere la regolarizzazione del rapporto locativo anche a chi ha ottenuto in concessione l’alloggio di edilizia pubblica in forma provvisoria, eventualmente a titolo di custodia, sempre che tale concessione risulti documentata o si possa chiaramente desumere da atti o provvedimenti assunti dall’amministrazione comunale.” (art. 20, L.R. 31 Dicembre 2007, n. 40). Un autentico colpo di spugna con il quale la Regione ha, di fatto, impedito che le assegnazioni avvenissero secondo procedure ordinarie. Tra gli altri, a giovarne l’ex Sindaco Franco Napoletano che, tra 1998 ed il 2006, ha emanato ben 86 atti monocratici di autorizzazione provvisoria all’occupazione degli alloggi popolari da parte degli irregolari, provvedimenti che hanno garantito a coloro che si erano impossessati abusivamente degli alloggi, ancorché in stato di necessità, di ottenerne definitivamente l’usufrutto senza passare per un regolare bando di assegnazione. Una vera e propria corsa all’arrembaggio. Di li a poco Napoletano sarebbe stato coronato deputato, rivelando tutto il peso politico ed elettorale dell’”emergenziale” rincorsa all’atto monocratico.

Passato il testimone al nuova giunta Spina, il neo sindaco ha cosi ereditato una situazione ormai compromessa che tuttavia il Comune, unitamente all’ex IACP, fatica ancora a gestire. L’aspetto più scottante è infatti quello legato alla mancata riscossione degli affitti. Nella relazione consegnata dal dirigente Lazzaro alle forze dell’ordine, si sottolinea come, con la gestione Equitalia per il quinquennio 2008 – 2012,  la percentuale delle somme non riscosse risultasse pari a circa il 96 % del totale (ma nulla si sa degli anni precedenti), un dato che ha spinto il Comune ad assumersi l’onere della riscossione diretta. Su come questa nuova gestione stia andando non è dato saperlo, anche se la dice lunga l’istituzione da parte del Comune di un Fondo Rischi a titolo di compensazione della mancata riscossione degli affitti. Il dato pocanzi rilevato fa riferimento agli immobili di proprietà comunale e gestiti dallo stesso ente; ve ne sono tuttavia un centinaio (alloggi ERP, quasi tutti localizzati nel centro storico) che, in base ad un protocollo stipulato nell’ottobre 2009, dovrebbero essere passati alla gestione dall’ARCA per conto del Comune. Tuttavia, come ammette lo stesso Lazzaro, il passaggio di consegne si dovrebbe concludere solo nel 2016, sei anni dopo la firma ufficiale della convenzione. Sono immobili ai cui inquilini, in virtù della sanatoria del 2007, spetta il versamento di una indennità di occupazione, non avendo stipulato un regolare contratto. Una scelta ben precisa quella dell’amministrazione che, sulla scia di altri grandi comuni come Barletta e Trani, ha deciso di affidare la grana delle case popolari occupate abusivamente ad un altro ente territoriale, sul cui operato si ha poco da commentare, non avendone ancora preso in carico la gestione. Dunque tanto rumore per nulla. Resta inteso che le scelte politiche ed urbanistiche del passato pesano come macigni sulle ambizioni di rilancio del centro storico. Oltretutto, stando cosi le cose, se da una parte, con l’istituzione del Fondo Rischi, il Comune ha garantito l’equilibrio contabile, dall’altra ha rinunciato a cospicue risorse da reinvestite nella cura della città. Senza voler entrare nel merito delle singole situazioni di disagio economico che caratterizza le famiglie morose (aspetto che, in ogni caso, non riguarda solo gli abusivi, ma anche coloro che una casa non l’hanno mai avuta perché non ne hanno occupata una), un conto è la necessità abitativa, altro è il rispetto delle norme di convivenza, spesso disattese grazie anche ad un generale sentimento di impunità diffuso tra alcuni degli occupanti. Un fenomeno rispetto al quale le istituzioni paiono più assenti che impotenti. Chissà se, con la disponibilità di nuovi alloggi di edilizia popolare recentemente riqualificati nel centro storico, il Comune farà tesoro delle esperienze passate.

Davide Di Tullio



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