Il Piano Paesaggistico, le Pescare e le polluzioni notturne – I Parte

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Abbiamo tutti appreso dell’ultimo consiglio comunale, durante il quale alcuni testimoni confermano essersi discusso anche del recepimento delle norme del decotto Piano Urbanistico Tematico Territoriale (PUTT) da parte dell’ormai quarantennale Piano Regolatore Generale (PRG). Una breve ma intensissima mezz’ora in cui alla legittima requisitoria del consigliere Angarano, tra l’indifferenza asinina degli altri yes-men seduti sugli gli scranni del Consiglio Comunale, ha risposto il sempre verde Losapio, Dirigente del nostro illustrissimo Ufficio Tecnico. In questa sede mi limiterò a valutare alcune delle supercazzole-antani con scappellamento a sinistra che ho appreso leggendo il documento ufficiale di risposta alle osservazione fatte a suo tempo da BVE.

A prima vista, parrebbero essere state accolte ben 32 osservazioni delle 39 dai noi proposte. Ma conoscendo i nostri polli ed essendo poco avvezzi ai facili entusiasmi, siamo andati a leggerci con calma le motivazioni che accompagnano ogni singolo accoglimento ed ecco spuntare la prima supercazzola. Il grosso delle nostre osservazioni riguardava infatti la richiesta di riassorbire sotto la dicitura “Tessuto Storico Extramoenia”, alcuni edifici o isolati che inizialmente erano stati esclusi da questa classificazione, secondo i criteri stabiliti dal Documento di Programmazione Preliminare del nuovo Piano Urbanistico Generale (PUG). Tale richiesta nasceva dall’esigenza di salvaguardare l’integrità storico-urbanistica di molti edifici sparsi per la città, in quanto testimonianza della stratificazione urbanistica di Bisceglie, almeno fino al XIX sec. Il fenomeno della “ruspa selvaggia” ha inferto colpi durissimi alle numerose testimonianze costituite, per esempio, dalle corti urbane, nonché dai molti esempi di archeologia industriale, come i vecchi frantoi ipogei ed epigei sparsi per la città e, più in generale, dall’edilizia popolare spontanea sorta antecedentemente alla prima norma di riordino urbanistico del 1942. Edifici che non hanno spesso un valore intrinseco rilevante, ma che nell’insieme rappresentano un patrimonio architettonico unico perché contribuiscono a definire i tratti salienti della storia e dell’architettura della nostra città. Con il solito rimando ad una delle tante norme capestro di cui è disseminata la disciplina urbanistica e a dispetto di quanto dichiarato nel documento di risposta alle nostre osservazioni l’Ufficio Tecnico non ha affatto accolto la nostra richiesta di riclassificazione degli edifici e isolati proposti come “Tessuto storico extramoenia” secondo la l’orientamento di “incentivazione a operazioni di riqualificazione mirate alla ricostruzione della integrità dell’impianto originario degli isolati e alla riproposizione della morfologia e dei rapporti dimensionali originari della città di impianto storico” (art. 9, comma 1, b.1), ma li ha riclassificati come “Edifici di interesse storico-documentale” ai sensi dell’art. 9, commi 1.b.4 e 1.c.4 delle N.T.A. (Si veda QUI) in virtù del quale si prosegue l’obiettivo del corretto inserimento della edilizia di sostituzione, perseguendo il decongestionamento e la qualità architettonica del contesto in coerenza con caratteri morfologici e funzionali permanenti” ed “in maniera tale di consentire ai proprietari di dimostrare l’esistenza o meno di un interesse paesaggistico e quindi procedere alla conservazione o alla sostituzione edilizia secondo le disposizioni del PRG” (dalla Relazione delle osservazioni; si veda QUI)In buona sostanza con la nuova disciplina gli edifici proposti sono considerare di un qualche interesse storico ma i proprietari potranno disporne come desiderano riqualificando o abbattendo le relative cubature, a patto che dimostrino che, in quest’ultimo caso, non esistenza alcuna rilevanza storico-architettonica. Per tanto nessun tipo di vincolo automatico è stato apposto a garanzia dell’integrità degli edifici, come invece da noi richiesto. Ad onor del vero, un piccolo sforzo c’è stato nel senso di una maggiore garanzia di tutela. Il Comune ha accolto infatti la nostra richiesta di sottoporre all’attenzione dei cittadini progetti di sostituzione edilizia degli immobili classificati come di interesse storico-documentale, previa pubblicazione degli stessi sul sito istituzionale del Comune, onde consentire ai cittadini eventuali osservazioni entro 40 giorni dalla data di pubblicazione. Alla scadenza del termine, il Dirigente Tecnico, accolte le osservazioni, ha dieci giorni per accettare o respingere il progetto ed, in caso di controversie con il proprietario, può ricorre al parere della Sovrintendenza. Risulta evidente che, mancando l’automatismo della tutela, il grado di discrezionalità è ampissimo e solo apparentemente è mitigato da questa fase consultiva, essendo in capo ad una sola persona (il Dirigente Tecnico) l’onere di sbloccare o rifiutare l’intervento edilizio. Può mai un sistema di questo tipo garantire trasparenza decisionale?

A breve la seconda parte

Davide Di Tullio

 

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