Il Piano Paesaggistico, le Pescare e le polluzioni notturne – II Parte – Epilogo

la maglia 6 vista da satellite [Fonte: Google Maps]

la maglia 6 vista da satellite [Fonte: Google Maps]

Nella prima parte di questo intervento avevamo polemizzato sulla mistificazione fatta in merito alla decisione del Comune di Bisceglie di estendere la tutela su alcuni immobili che BVE aveva segnalato d’interesse storico-artistico. L’occasione è stata il recepimento delle prescrizioni del PUTT/P (il vecchio piano paesaggistico regionale) all’interno del Piano Regolatore Generale (PRG). BVE aveva sollevato contestualmente osservazioni anche in merito al futuro dell’area delle Pescare. Nello specifico, parliamo della maglia 6 del PRG, ambito ricompreso tra le via La Marina, via Gramsci e via Veneziani. La zona si caratterizza per la rilevanza storica e paesaggistica, definizione che le è stata attribuita in sede di approvazione del vigente Piano Regolatore. In quell’occasione infatti, in tutta l’area prospiciente il Palazzuolo e Piazza Vittorio Emanuele II, venivano individuati ambitiin cui ricadono edifici degni di essere conservati” (art. 31 delle N.T.A. al PRG); tra questi vi è appunto la famigerata maglia 6. Ai sensi dell’art. 2 della legge 1187 del 1968, il vincolo, che assimilava la maglia al regime di tutela alla “zona omogena A” (il Centro Storico) sarebbe decaduto qualora entro cinque anni dall’approvazione del PRG non fosse stato approvato un Piano Particolareggiato (P.P.) finalizzato ad “uno studio approfondito per dare opportune direttive urbanistiche alle zone stesse”(art. 31 delle N.T.A. al PRG). Quello che è accaduto è storia nota. Il P.P. è stato approvato solo nel 2002, ben 25 anni dopo l’adozione del PRG e con uno scopo tutt’altro che indirizzato alla tutela dell’area delle Pescare. Dopo la decadenza dei vincoli, il nuovo P.P. prevede infatti la parziale conservazione degli edifici esistenti e, come cita la relazione tecnica dello stesso P.P. la “riqualificazione ambientale e di ristrutturazione urbanistica di una parte centrale della città”. Andando però a leggere il dettaglio del Piano, si scopre che lo stesso “disciplina” la demolizione della parte storica della maglia; qui insistono ancora case basse in pietra e tufo, un reticolo di viottoli su più livelli, con archi, strettoie e slarghi, un’ampia area centrale costituita da un antico orto rimasto miracolosamente intatto e la conservazione di due orribili palazzacci anni 50′ dislocati lungo via La Marina, gli unici che forse meriterebbero di finire sotto le ruspe. Con il P.P. viene del tutto ignorato il rilievo attributo agli “edifici degni di essere conservati”, sollevato in tempi non sospetti (siamo nel 1977, periodo storico non certo noto per la sensibilità ambientale). L’obiettivo esplicito è quello di densificare un’area già congestionata dai disastrosi interventi urbanistici ante PRG, tramite la costruzione di una strada di collegamento tra via Gramsci e via la Veneziani e l’edificazione di immobili residenziali per un numero teorico complessivo di 559 abitanti”. Insomma una gran bella opera di riqualificazione! Si aggiunga che l’area lambisce quello che resta di un’antica lama che, come cita la relazione geologica-tecnica al Piano, “è del tutto obliterata ed il drenaggio, regimato dalle opere accessorie e dalle strade nonché condizionato dalle ampie superfici impermeabilizzate e dalla configurazione morfologica, è diventato del tutto sovraimposto”. Tradotto: venuta meno la funzione drenante del letto della lama, il tutto sarebbe “compensato” dallo scorrimento superficiale e da quello regimentato (fogna bianca), sulla cui efficienza sussistono tuttavia non poche perplessità (si vedano i frequentissimi allagamenti del nuovo “Waterfront”).  In sede di osservazioni, BVE aveva pertanto fatto presente che l’area interessata al P.P. è ancora caratterizzata da un elevato rischio idraulico (come tra l’altro ha confermato lo stesso Consiglio Comunale, approvando nel febbraio 2016 il documento redatto dall’Autorità di Bacino denominato “Aggiornamento  delle aree a diversa pericolosità idraulica per il territorio comunale di Bisceglie – Lame urbane, lama Paterno e Lama di Macina e suoi affluenti”).  Sotto il profilo storico architettonico invece, si rilevava la contraddizione tra quanto riportato nei documenti integrativi al PUG (il futuro Piano Urbanistico Generale), che segnalano la rilevanza storica della maglia 6, e quanto invece presente nel PRG “aggiornato” delle disposizione P.P., nella quale tale rilevanza veniva completamente ignorata.

Sulla questione del rischio Idraulico, l’Ufficio Tecnico Comunale si è limitato a ribadire che prima dell’aggiornamento della carta del rischio idraulico l’Autorità di Bacino non aveva sollevato particolari timori (orientamento che tuttavia viene oggi ribaltato dall’aggiornamento), mentre nessuna risposta è stata fornita in merito alla necessità di vincolare paesaggisticamente l’area delle Pescare. Tale atteggiamento è parso subito ambiguo. Nelle controdeduzioni redatte alla firma del responsabile dell’U.T.C. arch. Losapio, viene chiamato in ballo il P.P. omettendo un dettaglio piuttosto rilevante: il P.P. è decaduto da 4 anni ai sensi della dell’art. 17 della Legge n°1150/1942 che ne dispone l’obbligo di esecuzione entro il termine massimo 10 anni dall’approvazione dello stesso. Per di più questo aspetto non emerge neanche dai verbali del consiglio comunale tenuto l’11 aprile 2016 durante il quale è stato approvato il recepimento delle direttive del PUTT/P nel PRG.  In quella circostanza, il consigliere Angarano cercava di chiarire con l’arch. Losapio quale disposto inderogabile pendeva sulla maglia 6, ottenendo come risposta che “il permesso a costruire è stato dato, il rilascio non ancora” (si veda il Punto 6 del dibattito consigliare del 11 aprile 2016), notazione, quest’ultima irrilevante, data la scadenza dei termini del P.P. di cui sopra. Non si comprende dunque il motivo di questo silenzio. Una cosa è certa: questa omissione ha falsato la discussione sul destino della maglia 6, facendo passare il messaggio che l’intervento disciplinato dal P.P. doveva essere portato avanti senza un ulteriore approfondimento. Più che ad una imperdonabile dimenticanza questo episodio assomiglia ad atto d’indirizzo politico mascherato sul futuro urbanistico della città. Ci sono ancora interessi edilizi sull’area delle Pescare? È legittimo nutrire sospetti, dal momento che, oltre alle singolari amnesie dell’Ufficio Tecnico, è noto da tempo che alcuni costruttori locali hanno acquistato immobili in zona. Si aggiunga poi, che al netto dei proclami e a due anni dalla scadenza del mandato della Giunta Spina, la discussione sul nuovo Piano Urbanistico Generale latita, rendendo già oggi disagevole approfondire le mille questioni aperte sulle strategie urbanistiche della Bisceglie del futuro. Un impasse che pare intrecciarsi con le dinamiche preelettorali dell’attuale Sindaco Spina e del suo predecessore Napoletano (durante la cui amministrazione il P.P. alle Pescare è stato concepito) che, al di là di qualche scaramuccia di facciata, paiono da tempo strizzarsi l’occhio. Il timore è infatti quello di vedere traghettare le disposizioni del vecchio PRG aggiornato al PUTT/P (entrambi documenti ormai decotti) nel nuovo PUG, definendo di fatto le nuove linee di gestione territoriale prima ancora che il PUG venga definitamente approvato, e rimarcando come ancora oggi l’urbanistica sia utilizzata per consolidare i soliti equilibri politici.

Oramai il desiderio di tutela il proprio territorio assomiglia sempre più a quelle disagevoli polluzioni notturne che hanno tormentato la nostra adolescenza; solo che qui non si fantastica più su Giovannona Coscialunga (ahimè, l’età passa per tutti), ma su una gestione del territorio che sia davvero partecipata e trasparente, dove il bene comune sia il faro della governance locale. Un sogno appunto, che non vorremmo resti una pulsione inappagata, di fronte alla realtà di un apocalisse cementizia che sembra non voler passare.

Davide Di Tullio

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