Gli immobili pubblici a Bisceglie e la grana degli affitti non riscossi: la situazione si aggrava

untitledNon paiono risolte le criticità relative alla riscossione dei canoni d’affitto degli immobili di proprietà comunale, rispetto a quanto visto per il 2014. La situazione del 2016 presenta, anzi, un peggioramento in termini assoluti. È quanto emergerebbe dall’analisi dei dati consultabili nella sezione “Amministrazione Trasparente” sul sito istituzionale del Comune di Bisceglie. A fronte di un incremento del 23% delle unità immobiliari possedute dal Comune, aumenta del 72% il valore del riscosso ma, allo stesso tempo, lievita il valore del non riscosso, che passa dai 281 mila euro del 2014 ai 340 mila euro del 2016, con un incremento netto del 17%. Una fotografia che mostra una situazione di sofferenza che si protrae ormai da anni, soprattutto nel Centro Storico, ma che coinvolge anche altre zone della città.

Per quanto riguarda gli immobili a carattere ricreativo e commerciale, balza agli occhi la mancata riscossione del canone annuo di 34 mila euro della Piscina Comunale, la cui gestione è, dal 2009, affidata ad un soggetto privato e nei confronti del quale il Comune ha aperto un contenzioso legale proprio in virtù della mancata riscossione dei canoni di affitto pregressi. A ciò si aggiunga la mancata riscossione dei canoni della area Trullo Verde, per un importo di circa 21 mila euro. Degne di nota sono poi le mancate riscossione segnalate per i banchetti della frutta e verdura in Corso Umberto (l’area prospiciente al mercato del pesce), quelle del Mercato Cerasicolo di via Padre Kolbe, dell’area bagni di Largo Salsello e dell’ex-Mattatoio comunale, per un importo complessivo di circa seimila euro.

In merito agli affitti per immobili ad uso abitativo, persiste l’impasse sulla riscossione degli affitti in alcun quartieri della città. Particolarmente critica è situazione nel Centro Storico dove si segnala un mancato incasso di circa 100 mila euro. In grave sofferenza paiono, infatti, le riscossioni per le unità dislocate in strada Forno Piazzetta, strada Tevere, via G. Frisari, strada San Donato, pendio San Rocco, largo Purgatorio, pendio San Matteo, vico Vives, vico Arco Pinoscia, via San Domenico, strada Golfo, strada Guardiano e vico Colangelo, solo per citare i casi più eclatanti. Extramoenia, invece, altrettanto drammatica è la situazione in via della Repubblica e via Taranto.

Decifrare le ragioni di questo trend è certamente un’impresa ardua, vista la scarsità di informazioni disponibili. Né è possibile liquidare la questione facendo appello alla generica situazione d’indigenza in cui versano numerose famiglie. A questo proposito, si fa fatica a comprendere come si possa disattendere il pagamento di un canone che si attesta mediamente sui 60 euro al mese per ciascuna unità abitativa/commerciale, anche nel caso di soggetti ritenuti indigenti. Una prassi che pare coinvolgere trasversalmente tutte le tipologie di utenze, siano esse possessori di immobili regolarmente assegnati in concessione, ex – abusivi sanati ex-lege o occupanti “sine titulo”. La gestione amministrativa affidata all’Agenzia Regionale per la Casa (ARCA) non sembra abbia invertito la tendenza nel 2016. Oltretutto nulla si sa dei canoni pregressi non riscossi che, alla luce delle vicende odierne, potrebbero essere stati considerati inesigibili e per tanto gestiti in perdita. A sostegno di queste ipotesi è l’esistenza, tra le voci del bilancio comunale, di un specifico capitolo di spesa a titolo di compensazione dei canoni d’affitto non riscossi. A questo proposito ci piacerebbe avere un chiarimento da parte del Comune.

Sul piatto resta l’inefficacia degli interventi finalizzati alla riscossione dei crediti che il Comune vanta nei confronti dei cittadini. Un problema che non riguarda solo la concessione di immobili, ma coinvolge anche l’ambito delle imposte locali. In un contesto di forti limitazioni dei trasferimenti di risorse statali ai comuni, pesa come un macigno l’indolenza nel recupero delle somme dovute. Ammanchi che inevitabilmente si ripercuotono nella qualità dei servizi erogati a tutti i cittadini. Non possiamo entrare nel merito delle reali problematiche legate alla riscossione, tuttavia non resta che registrare il persistere di una situazione drammatica e la mancanza di un piano finalizzato ad arginare il fenomeno.

La legge, tra l’altro, fornirebbe strumenti per battere strade alternative. Se il problema dell’indigenza è una questione strutturale, il Comune potrebbe coinvolgere gli utenti morosi, in possesso delle piene facoltà, ai lavori socialmente utili. Si chiama “baratto amministrativo” ed è previsto dall’art. 24 del D.L. D.L. n. 133/2014, c.d. Decreto Sblocca Italia. La norma dispone infatti che, previa elaborazione da parte del Comune di apposito regolamento, l’utente moroso possa saldare il suo debito prestando il suo lavoro in attività socialmente utili quali pulizia, manutenzione, abbellimento di aree verdi, piazze, strade ovvero interventi di decoro urbano, di recupero e riuso, con finalità di interesse generale, di aree e beni immobili inutilizzati, o altresì in genere la valorizzazione di una limitata zona del territorio urbano o extraurbano. Questa pratica sembra aver avuto un discreto successo nei comuni dove è stata sperimentata. Un esempio concreto viene dal Comune di Invorio, in Piemonte, dove l’amministrazione locale ha stipulato un accordo con un cittadino per la compensazione di un canone di affitto non versato, per un importo complessivo di circa 1200 euro annui. L’accordo prevede la prestazione d’opera di 4 ore al giorno per un periodo di due mesi nella pulizia delle strade.

Interventi di questo tipo potrebbero essere risolutivi rispetto al grave problema degli insoluti ed avrebbero il merito di inserire, in un percorso virtuoso di crescita formativa, numerosi i cittadini indigenti, arginando, una volta per tutte, la spirale di assistenzialismo parassitario. Tutto questo, naturalmente a patto che ci sia un reale volontà da parte del cittadino di voler saldare i conti con il Comune. Ma questa è un’altra storia…

Davide Di Tullio

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