[Altri Paesaggi] – Appalto rifiuti, un avvocato che incredibilmente perde al Tar, un giudice che presenta un libro, una guerra tra aziende

[Altri Paesaggi] è la rubrica dell’associazione BVE con “uno sguardo su tutto il resto”.

Quello che sorprende di più nell’ultima puntata della infinita telenovela sull’appalto del servizio di igiene urbana a Bisceglie, è che un bravissimo avvocato, uno di quelli che nell’ambito della giustizia amministrativa riesce a vincere quasi sempre le cause al Tar, un riconosciuto e stimato professionista come l’avv. Massimo Ingravalle (legale a fianco del Comune in numerosi contenziosi), non sia riuscito per conto del Comune ad avere ragione davanti al Tar.

La Sangalli, terza ditta classificata nell’ormai leggendaria gara d’appalto per i servizi di igiene urbana, era ricorsa al Tar dopo che nello scorrimento della graduatoria successivo alla rescissione con Camassambiente (l’azienda che non solo aveva vinto l’appalto ma aveva redatto il progetto per lo svolgimento del servizio, inclusa la raccolta differenziata porta a porta), si aggiudicava l’appalto al Consorzio Ambiente 2.0.

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Sangalli non ci sta. Dice che ci sono delle irregolarità nella partecipazione alla gara di Ambiente 2.0. Senza scendere in complicati tecnicismi legali, all’interno del consorzio Ambiente 2.0 c’erano delle imprese che avevano affittato il ramo d’azienda di altre imprese, quello appunto relativo ai servizi di igiene urbana. Il contratto di affitto risultava inferiore (fino al 2021) alla durata dell’appalto del Comune (fino al 2023). È su questo che la Sangalli ha fatto ricorso al Tar, lo ha vinto e ha vinto anche in Consiglio di Stato, dove l’appello di Ambiente 2.0 è stato respinto. Certo, l’avessimo saputo prima, avremmo potuto chiedere un parere a Francesco Caringella, giudice consigliere di Stato e presidente proprio della quinta sezione che ha deciso in merito, che i biscegliesi hanno potuto apprezzare recentemente nella sua veste di scrittore in una presentazione alla Mondadori del suo ultimo libro.

 

C’è chi si chiede come Sangalli sia riuscita a sapere di questo intreccio di affitti di rami d’azienda dentro Ambiente 2.0, bravi loro a giocarsi al meglio ogni informazione utile ai loro legittimi interessi.

Tornando a questioni tecnico-organizzative, va ricordato che il progetto con cui viene svolto il servizio deve essere sempre quello proposto da Camassambiente, un progetto che ebbe il maggior punteggio tra quelli presentati e che deve essere eseguito indipendentemente dal gestore. È vero che Camassambiente fu destinataria di una interdittiva antimafia da parte del Prefetto di Bari, a causa di presunte infiltrazioni della criminalità organizzate tra il personale che però lavorava in altre città, ma la ditta barese si vide rescindere il contratto dal Comune prima dell’interdittiva, una rescissione per “gravi inadempienze contrattuali”.

Su questo pende una causa legale e c’è già l’ingiunzione di pagamento nei confronti del Comune e a favore di Camassa stabilita dal giudice del Tribunale di Bari per la cifra di 1.231.000 euro.

Stessa cosa avrebbe annunciato -anche se non ufficialmente-Ambiente 2.0, ipotizzando un risarcimento di 2 milioni e mezzo di euro.

Sulla nuova gestione Sangalli, si inserisce la solita politichetta clientelare. Cioè, si paventano posti di lavoro che si perderanno per trasferimenti in altre città, mentre questi potrebbero essere sostituiti da nuove assunzioni. E finchè ci sono boccaloni che ci credono, la politichetta clientelare di cui sopra continua a prosperare.

Ma chi è la Sangalli? Da Andria alla Brianza, questa azienda ne ha combinate parecchie. Ecco cosa scrive la sezione terza del Consiglio di Stato, quando riespinge un ricorso della stessa Sangalli contro un provvedimento dell’Anac, l’Autorità Nazionale Anti Corruzione:

“Con sentenza n. 1121 del 2017 pubblicata il 19 maggio 2017 il TAR per la Lombardia ha respinto il ricorso proposto dall’Impresa Sangalli Giancarlo & C. s.r.l., avverso il provvedimento dell’8 luglio 2016 con il quale il Prefetto della Provincia di Monza e della Brianza, ha disposto, nei confronti dell’odierna appellante, la misura della straordinaria e temporanea gestione dell’impresa (ex art. 32 del d.l. anticorruzione n. 90/2014) ai fini della completa esecuzione di due contratti di appalto di servizi di igiene ambientale, nonché dell’analogo provvedimento (meramente confermativo) emesso in pari data dal Prefetto della Provincia di Barletta, Andria e Trani.

In particolare la misura è stata disposta su proposta del Presidente dell’ANAC in relazione a due contratti relativi al servizio di raccolta, trasporto dei rifiuti urbani e pulizia della rete stradale affidati all’Impresa Sangalli srl, rispettivamente dal Comune di Monza e dai Comuni di Andria e Canosa. Ciò nella considerazione che a carico dell’impresa appaltante risultavano riscontrate “situazioni anomale e comunque sintomatiche di condotte illecite o eventi criminali” di matrice corruttiva, commessi in occasione di varie procedure d’appalto al fine di ottenerne l’aggiudicazione e attribuiti – tra gli altri soggetti coinvolti – a quattro componenti della famiglia Sangalli che ricoprivano all’epoca ruoli di rappresentanza e direzione in seno all’omonima impresa; fatti delittuosi in ordine ai quali è, peraltro, già intervenuta una sentenza di applicazione della pena su richiesta delle parti, pronunciata ai sensi dell’art. 444 c.p.p. dal GIP presso il Tribunale di Monza, il 19 gennaio 2015. Costoro, nella prospettazione dell’autorità anticorruzione, sono protagonisti di “ un collaudato sistema corruttivo e di una capillare rete di contatti e di appoggi che, nel corso degli anni, hanno consentito all’Impresa Sangalli & C. Srl, attraverso l’aggiudicazione di gare di rilevante e strategica importanza, di entrare nel ristretto numero di aziende leaders a livello nazionale, nel settore dell’igiene urbana in generale”.

Di corruzioni, tangenti ed altre cose simpatiche che hanno visto coinvolta in passato la Sangalli ne parleremo in modo più approfondito prossimamente. Intanto, c’è da chiedersi se il Comune -visti questi precedenti- sarà altrettanto rigoroso con la Sangalli come lo è stato con la Camassambiente dopo l’interdittiva antimafia.

Mario Lamanuzzi

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